
Lo ha deciso il Consiglio regionale che ha approvato a maggioranza, con il voto favorevole di Pd e Art.1-Mdp e l’astensione degli altri gruppi, la relativa delibera, insieme ad un ordine del giorno, che impegna l’assemblea “a tenere conto della volontà dei cittadini espressa con il voto e dell’eventuale orientamento assunto dai Comuni, successivamente allo svolgimento del referendum, con determinazione dei rispettivi consigli comunali”.
È stato il presidente della commissione Affari istituzionali, Giacomo Bugliani (Pd), a fare il punto sul processo di fusione avviato, precisando, che i due consigli comunali nelle loro deliberazioni ribadiscono espressamente che tale fusione “è subordinata al consenso espresso dalle popolazioni interessate con il raggiungimento del quorum, in ciascun comune, del 50 per cento più uno favorevole dei votanti”. In particolare, si tratta di due comuni che non rientrano tra quelli di minore dimensione demografica, obbligati per legge all’esercizio associato delle funzioni. Nascerebbe un Comune di oltre ventimila abitanti, con un consiglio comunale di sedici componenti più il sindaco, affiancato da cinque assessori.
Il presidente ha ricordato che la commissione ha ascoltato il sindaco di Montepulciano, Andrea Rossi, e il vicesindaco di Torrita di Siena Sara Maccioni, delegata dal sindaco Giacomo Grazi, impossibilitato a partecipare. Nelle delibere votate a maggioranza nei due consigli comunali si afferma che la fusione “è subordinata al consenso espresso dalle popolazioni interessate con il raggiungimento in ciascun comune del 50% più uno dei voti favorevoli”. La commissione ha quindi ascoltato i portavoce del Comitato per il No, Carlo Stefanucci e Antonio Canzano, e i coordinatori del Comitato per il Sì, Giancarlo Pagliai e Daniele Chiezzi.
Secondo il capogruppo di Si-Toscana a sinistra Tommaso Fattori è necessario rivedere la normativa sui processi di fusione. “I cittadini lamentano l’inconsistenza dei processi partecipativi, che in genere vengono affidati dai Comuni a società esterne, estranee al territorio, che offrono pacchetti preconfezionati di incontri che vanno sempre quasi deserti – ha sottolineato – Una partecipazione reale è alla base di questi processi”. Per questo ha presentato uno specifico ordine del giorno per impegnare il Consiglio per permettere che la fusione tra Montepulciano e Torrita di Siena avvenga solo in presenza di una maggioranza di votanti favorevole in ciascun dei due comuni.
“Non è vero che la legge regionale è sbagliata – ha osservato il capogruppo Pd Leonardo Marras – Non può esserlo perché ha introdotto il referendum, previsto dalla Costituzione. Non può esserlo perché si esprimono i consigli comunali. L’affidamento a società esterne dei processi partecipativi è avvenuto, inoltre, sotto l’occhio vigile dell’Autorità per la partecipazione”. E’ in questa prospettiva che è stato presentato l’ordine del giorno del Partito democratico, che impegna il Consiglio, nel pieno rispetto delle sue prerogative, a tenere conto della volontà dei cittadini e dell’orientamento espresso dai consigli comunali.
“Il processo partecipativo dovrebbe informare i cittadini chiamati al voto sul futuro del loro Comune e questo non avviene. Si fanno pochi incontri e poco partecipati – ha osservato il consigliere Gabriele Bianchi (M5S) – Non è un caso che i cittadini del Casentino non ne vogliano più sapere. Non è una questione di identità, perché l’identità non viene meno in un contesto istituzionale diverso”.
“La nostra in questi anni è stata una posizione coerente e convinta, senza cedimenti perché prevalesse la volontà dei cittadini e vi fosse la partecipazione dovuta in questi processi – ha dichiarato il consigliere Marco Casucci (Lega Nord), annunciando il voto di astensione – Siamo stanchi di vedere che la partecipazione non c’è e non si faccia nulla. È inammissibile che si prosegua su questa strada. Le fusioni spesso vengono proposte non nell’interesse dei cittadini, ma del partito o del singolo esponente di quel partito”. A suo parere la normativa va cambiata, mentre l’ordine del giorno presentato dal Pd “è pleonastico”. Per questo ha proposto un emendamento all’ordine del giorno presentato da Fattori per adottare come imprescindibile il criterio del 50 per cento più uno per approvare tutte le leggi di fusione.
“Sono preoccupata. Ancora una volta un processo di cambiamento istituzionale causa fratture profonde nella comunità. Dobbiamo chiederci perché – ha sottolineato Serena Spinelli (Articolo 1-Mdp) – Forse manca la capacità di far passare un progetto complessivo, che disegni il futuro, la missione di un territorio dopo la fusione”. A suo parere occorre riflettere sul significato di municipalità, di identità territoriale, di partecipazione e rappresentanza, magari per decidere se è opportuno introdurre un quorum. “Abbiamo una legge avanzatissima sulla partecipazione – ha osservato – Vogliamo verificare se davvero i percorsi sul territorio funzionano, per evitare di decidere senza elementi oggettivi, ma sulla base di sollecitazioni, le più varie”.
“Quando abbiamo fatto la legge pensavamo di aprire un orizzonte istituzionale nuovo, con la possibilità data a due municipi di unirsi, rispettando la loro storia e identità. Ci accorgiamo che questo processo è stato visto sempre come qualcosa calato dall’alto, con una partecipazione sempre molto limitata. È nostro dovere rimettere mano all’impalcatura del sistema”, ha dichiarato Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia), ricordando che il criterio del 50 per cento più uno è già presente nella risoluzione approvata dal Consiglio qualche tempo fa.
L’ordine del giorno presentato da Sì-Toscana a sinistra, che ha accolto la proposta di emendamento di Casucci, è stato respinto dall’aula con 22 voti contrari e 15 voti a favore.











