
Il contesto: più Sindaci, meno Stato centrale, più tributi. Quelli considerati sono stati anni caratterizzati dal forte incremento della responsabilità fiscale in capo ai Sindaci, e per contro da una significativa ritirata dello Stato nell’erogazione dei trasferimenti, obiettivi di bilancio molto stringenti ed una continua incertezza del quadro normativo. Così, tra il 2009 e il 2017 il dimezzamento dei trasferimenti (-53%) è coinciso con un effetto contrario di entità più che doppia sulle entrate tributarie dei Comuni della provincia di Siena (+113%), un salasso record ricaduto soprattutto sulle imprese. Negli ultimi 4 anni la parziale inversione di tendenza, con il leggero calo delle entrate tributarie (-10%) tra il 2013 e il 2017 riconducibile all’abolizione della TASI sulla prima casa e allo stop agli incrementi delle aliquote locali: un blocco che ha tenuto fuori la TARI, cresciuta infatti ulteriormente (+11% rispetto al 2013). Tutto questo mentre la pressione fiscale nazionale non diminuisce (42,6% del Pil nel 2017) e si conferma tra le più elevate in Europa.
Più spesa corrente, meno in conto capitale. Negli 8 anni considerati, nei Comuni della provincia di Siena le spese correnti sono aumentate del +17%, mentre gli investimenti (vale a dire le spese in conto capitale), subivano una flessione pari al -47% tra il 2009 e il 2017, con evidenti effetti negativi per le imprese e l’economia locale in genere. Una certa ripresa si è registrata negli ultimi 4 anni (+42%), ma in misura non sufficiente a recuperare quanto perso. La conferma di questo fenomeno si ottiene scomponendo i bilanci dei Comuni senesi, dove il peso degli investimenti è sceso dal 34 al 19 per cento, con la punta minima del 14 % toccata nel 2013; in parallelo, la spesa corrente è salita dal 52 al 69 per cento, per poi assestarsi al 65 per cento nel 2017. E’ questo anche il periodo in cui il peso delle entrate tributarie locali è più che raddoppiato: dal 19 al 42 per cento, con il picco del 48 per cento a metà periodo. Lo stop ai ritocchi di aliquota e l’abolizione dell’Imu prima casa hanno attutito il fenomeno dal 2016: ciononostante, la somma delle aliquote medie IMU + TASI arriva al 9,67 per mille. Nel frattempo, per il 2017 13 dei 35 Comuni senesi hanno adottato l’aliquota Irpef massima (0,8 per cento), mentre solo 3 hanno rinunciato ad applicarla.
Visto dalla imprese: dalla crescita certa dei costi all’incertezza delle promesse. “In questi anni i Comuni hanno fatto ricorso agli aumenti per compensare i tagli ai trasferimenti di risorse, e nel frattempo nessun Governo ha realmente ridotto la pressione fiscale. L’effetto è il peggiore che potevamo aspettarci – osserva Mario Cerri, Presidente di turno Rete Imprese Italia – aumentano i costi a carico dei contribuenti, senza neppure poterci consolare con la maggior efficienza dei servizi. Poco o nulla si è fatto sul fronte della spesa pubblica mentre ora assistiamo, soprattutto in questo periodo, alla proliferazione delle ‘promesse impossibili’, sulle quali sussistono forti dubbi di attendibilità. Ad ora l’unica certezza è che Le politiche di austerità, di sacrifici, di tagli alla fine sono ricadute come sempre sull’anello debole della catena, quello dei contribuenti e tra questi sulle imprese sempre più affogate da adempimenti, balzelli, costi indotti e mancate opportunità di crescita”.
Cos’è il Centro Studi Sintesi. Attraverso la sua attività di studio e ricerca, Sintesi costituisce un punto di riferimento su temi percepiti dalla collettività come strategici e legati prevalentemente al territorio. Con sede a Mestre (VE), il Centro Studi Sintesi si costituisce di un gruppo di ricercatori e collabora con istituzioni pubbliche e private, con il mondo associativo piuttosto che con quello legato ai lavoratori e alle piccole imprese, svolgendo attività di studio, ricerca, assistenza tecnica e progettuale. Altre info su: www.centrostudisintesi.com .











