
“La data dei saldi viene decisa da una commissione regionale in cui sono presenti associazioni di categoria, consumatori ecc… E’ lì che si confrontano interessi diversi e viene individuata la data. Come ho detto, in linea teorica va bene spostare in avanti i saldi – continua Ghini – Ma, guardando a tutto il sistema, ci dobbiamo domandare: come si gestiscono le vendite on line e i tanti sconti che vi si trovano? Chi gestisce le tante promozioni che a varia natura vengono fatte? Oppure, le comunicazioni con gli sconti alla cassa? Per non parlare poi della grande distribuzione o degli outlet.
A tutto questo si aggiungono le forte diversificazione delle politiche di vendita e le diverse tipologie di prodotto. Fino a 15-20 anni fa la distribuzione era fatta da piccoli commercianti. Ora è fatta per il 70-80% dei casi da grande distribuzione o direttamente dall’industria che fa politiche molto diversificate.
Il mese di dicembre per i negozi poi – continua – è delicato perché ci sono scadenze di pagamenti da effettuare. E per molti la necessità di incassare è un problema reale, che può spingere a vedere il saldo o la promozione come un aspetto positivo.
Ragionare dunque sulla sola data di inizio saldi da avviare più in avanti nel tempo può non essere risolutivo di tutto il problema – fa notare Ghini – E’ su tutto il contesto di distribuzione e sulle regole che lo sovraintendono che dobbiamo riflettere. E in questo contesto trovare soluzioni capaci di dare maggiore soddisfazione a consumatori e operatori”.











