
“Sono felice di essere qui – ha detto don Ciotti – e di accompagnare i ragazzi di Rondine, fondendo due elementi fondamentali: la pace e la lotta alla mafia. Perché Suvignano è storia italiana e tutto il Paese deve tornare a godere di questo bene: è lo Stato che attraverso gli enti locali potrà gestire questi beni, restituendoli quindi alla collettività e non più all’uso esclusivo dei mafiosi, per farlo dobbiamo far nascere imprese che siano sociali e che garantiscano una sostenibilità ed uno sviluppo economico e sociale”.
“Da tanto tempo attendiamo di poter rigenerare la vita e la ricchezza a Suvignano – ha concluso Berni – attraverso quella che è la sua vocazione naturale, cioè quella produttiva. Adesso dopo alcune interlocuzioni importanti stiamo cercando a superare quegli ostacoli che per troppo tempo ci hanno bloccato. Dovremo lavorare assieme, tutti, per rendere Suvignano un esempio positivo di gestione, che crei futuro, continuità e sostenibilità sociale ed economica, con presenza di attività diversificate di produzione, sociali e didattiche che intensifichino la rete sul territorio e la lotta alla mafia a livello nazionale”.











