
Immediatamente una pattuglia della stazione del paese della provincia di Siena dove risiede la donna, andava a bussare alla sua porta. Si scopriva così che si era allontanata a bordo della propria autovettura, senza lasciare indicazioni sulla direzione presa e sulle proprie intenzioni. Dalla centrale operativa, i Carabinieri tempestavano di telefonate il cellulare della donna che continuava a tacere. Dopo numerosi tentativi, la perseveranza dell’operatore alla fine veniva premiata. Quel telefonino che insisteva nello squillare aveva forse scosso la donna che, dopo tanta insistenza, finalmente rispondeva.
Il militare intraprendeva un discorso non facile con la donna, che gli era subito apparsa in evidente stato confusionale, molto poco reattiva alle sollecitazioni verbali, col duplice scopo di rincuorarla e facilitare il rintraccio mediante gestore telefonico. Nel frattempo, un secondo militare aveva intrapreso le procedure per la localizzazione d’emergenza della donna, tramite celle telefoniche. In quell’area, la geografia delle celle era però recentemente mutata, per l’installazione di nuovi ripetitori, e per restringere l’area di interesse e di ricerca, era necessario interpolare dei dati, mediante un complesso software. Il tempo era poco e occorreva affrettarsi. Un lavoro preciso avrebbe normalmente richiesto tempi molto lunghi, ma non ci si poteva dilungare nella ricerca della perfezione. Erano momenti febbrili durante i quali ben sei pattuglie dell’Arma andavano ricercando l’autovettura della scomparsa in un’area troppo vasta e con poca disponibilità di tempo.
Le pattuglie dei Carabinieri attendevano maggiori indicazioni dalla centrale operativa e nel frattempo battevano luoghi isolati e strade sterrate. I conoscitori d’area ragionavano sui siti probabili o possibili, dove una persona con intenti suicidi potesse isolarsi per non essere disturbata nel gesto estremo. Qualcuno interpellava i familiari della scomparsa sui luoghi conosciuti o frequentati in passato dalla stessa o che potessero avere un significato per lei. Il tempo passava ed il software restringeva l’area di interesse che restava ancora ampia e intricata. Nel frattempo venivano attivate tutte le procedure previste nei casi di scomparsa di una persona.
Il tempo stringeva ed infine i dati forniti dal gestore telefonico consentivano di delimitare un’area collinare in territorio di Casole d’Elsa. Una delle due pattuglie e subito dopo una seconda, con le nuove indicazioni e con un po’ di fortuna individuavano la macchina. All’interno vi era la donna, in stato di semi incoscienza. Al pronto soccorso dell’ospedale di Siena si scoprirà poi che aveva assunto un cocktail di farmaci antidepressivi ed alcol con intenti evidentemente anticonservativi. Per questa volta è andata bene. Si spera ora che la donna possa ritrovare la serenità e dimenticare quest’esperienza infelice.










