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PALIO DI SIENA

Discorso di presentazione di Marco Ciampolini del Drappellone del Palio del 2 Luglio 2015 di Francesco Mori

26 Giugno 20154 Mins Read
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È convinzione di molti che l’arte, ormai avulsa dal quotidiano, viva solo in campi ristretti, grazie all’azione di galleristi o critici in grado di sostenerla al pari di un qualsiasi prodotto commerciale. In questa situazione gli artisti sono piegati a un’estenuata ricerca del nuovo, per raggiungere un linguaggio originale ‘modernissimo’, magari provocatorio, in grado di imporsi sul mercato.

Francesco Mori, maestro del colore e del disegno, ossia dei mezzi tradizionali del pittore, ci svela la falsità di queste convinzioni. Egli dimostra che anche oggi è possibile fare pittura senza l’assillo dell’originalità a tutti i costi. L’artista intende la pittura non come eccesso, ma come mestiere, non come mero prodotto da consumo, ma come lavoro di qualità estetica. Francesco Mori, che ha il dono di saper dipingere benissimo e di saper disegnare ancora meglio, e che ha una vasta cultura nel campo delle arti, essendo anche un ottimo storico, ci offre un’opera immediatamente intellegibile e ricca di significati.

Osserviamo un drappellone solo in minima parte figurativo, non c’è il popolo festante, non ci sono i cavalli. In basso si delinea il profilo della città nel rosseggiare del giorno; in alto, la Vergine apre il suo mantello che quasi si confonde con l’oltremarino del cielo. Il resto del racconto è affidato ai simboli. Questi ultimi, pur nella loro semplicità, sono ricchi di contenuti, sono vessilli nei quali riconoscersi, rappresentano la sintesi di un concetto, costituiscono emblemi identitari di appartenenza religiosa, civile, politica.

drappellone2luglio2015_1024Le allusioni che nascono dalla combinazione dei simboli sono l’essenza del messaggio di questo drappellone. La Vergine, alta su Siena, apre il mantello, come una Madonna della Misericordia che accoglie e protegge la città, compito a cui allude la scritta sull’aureola, estrapolata da un celebre inno religioso senese: “la tua Siena difendi”. Le lettere che compongono il verso sono “17”: chiara allusione alle contrade e richiamo alla simbologia sacra dei numeri. L’aureola, a sua volta, non è un semplice disco ma è formata dalla luna, un simbolo della Vergine che risale all’Apocalisse, nella quale la Madonna viene descritta come donna vestita di sole con la luna ai piedi.

Il mantello bordato d’oro su cui è ricamata una stella ricorda quelli delle madonne duccesche, così come il volto della Vergine, qui idealizzato sulla base di uno studio dal vero. La Madonna protegge Siena minacciata da un’aggressione pirotecnica di fuochi celesti che, senza il suo materno e amorevole scudo, si abbatterebbero inesorabili sulla città distruggendola. Questi lapilli infuocati solcano un cielo profondo, notturno, dove la luce naturale è assente e la sensazione è di gelo. Insomma una notte buia, allegoria di tanti mali di questo tempo presenti e roventi anche in Siena, che la Madonna cerca di arginare con l’ampio mantello. Così la notte, con le sue insidie, che partono da lontano, non prevarrà e la città sarà riscaldata da un sole raggiante. Non è una stella qualunque, ma il simbolo di Gesù, lo stesso presentato da San Bernardino durante le sue prediche, immagine di speranza nella fede come ricorda anche il trigramma che porta inciso: “Iesus Hominum Salvator”.

In alto, il raggio sulla verticale del sole giunge al cuore della Madonna, in basso arriva a toccare la torre del Mangia, punta emergente della città. Ciò rafforza il legame della Vergine con Siena attraverso la mediazione di Cristo che scalda la città e sua volta la protegge. Ma un altro simbolo splende al centro del sole: si tratta della pisside con le sacre particole. La luce della speranza splende su Siena e i simboli delle contrade divengono parte del sole eucaristico con i colori della città.

Sotto al cielo, che scala tutti i colori dell’iride, si distende Siena turrita. Il panorama è quello che si vede dall’Osservanza, con San Francesco, dove furono rubate le particole, e Provenzano dove furono ritrovate intatte.

Il profilo della città è come introdotto da un antico parapetto in marmo scheggiato, corroso, lavato dal tempo, che mostra, come in una scultura civica trecentesca, i tre stemmi della città, dei terzi e del popolo, sui bordi dei quali sono incisi, anzi graffiti, le armi delle sue nobili casate.

Insomma, questo drappellone è un manifesto della Siena gentile, filtrata attraverso i vessilli, i simboli, le sculture, i fondi oro, immagini della sua tradizione affascinante e sempre viva.
A una lettura attenta emergono altri messaggi vibranti e intensi che hanno un significato profondo e attuale: Siena oggi ha bisogno di un futuro.



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