La nostra intervista esclusiva all’Assessore del Comune di Siena Giuseppe Giordano che ci ha parlato di sanità, liste di attesa, situazione MPS e relazioni internazionali.
Assessore, negli ultimi mesi ha destato preoccupazione la situazione dei Punti nascita di Siena, Campostaggia e Nottola che, a causa del calo demografico, potrebbero essere a rischio chiusura. Qual è la situazione?
“Occorre in primo luogo precisare che per mantenere un punto nascita la regola di riferimento è che lo standard ordinario sia di almeno 1.000 parti/anno, mentre la soglia minima sotto la quale si può andare solo in deroga motivata è 500 parti/anno. Sotto i 500 parti servono particolari condizioni orogeografiche e requisiti di sicurezza molto stringenti. Allo stato della normativa attuale non esiste, quindi, un automatismo, bensì un’istruttoria basata su requisiti clinico-organizzativi e condizioni territoriali, circostanza che deve, in primo luogo, impegnare ciascuna regione all’interno della sua organizzazione ospedaliera a rendere attuabili questi aspetti e impegnarsi per ottenere le deroghe ad hoc garantendo la sicurezza clinica. La sicurezza clinica e sanitaria dipendono dalla capacità di mantenere competenze, team completi, prontezza operativa e continuità ed è altrettanto vero che il tema dei volumi esiste perché, in sanità, c’è evidenza scientifica che dimostra come strutture con volumi adeguati hanno più probabilità di garantire équipe complete e migliori esiti, specie nelle complicanze. E’, pertanto, importante che passi il concetto che la sicurezza clinica non può essere subordinata a logiche di campanile perché un aspetto fondamentale è il miglioramento dell’organizzazione al fine di poter dimostrare, anche da parte delle regioni, che esistono le condizioni di sicurezza per chiedere le deroghe. Ciò precisato, stiamo prestando grande attenzione al problema insieme alle Direzioni dell’Azienda ospedaliera-universitario senese e dell’Asl Toscana Sud Est e monitoriamo i dati dei parti effettuati nei primi 5 mesi dell’anno e quelli previsti entro il 2026 sia per l’Hub del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena per i presidi territoriali di Campostaggia e Nottola al fine di sollecitare possibili iniziative, anche a livello normativo, che non potranno, in ogni caso, prescindere dalla cura di tutti gli aspetti organizzativi finalizzati a garantire la necessaria sicurezza clinica”.
Recentemente c’è stata una mozione unanime del Consiglio comunale a tutela del Monte dei Paschi di Siena. Cosa pensa a riguardo? Potrà essere realmente efficace?
“E’ senz’altro positivo che la città si sia unità in un momento difficile che, comunque, andava messo in conto sarebbe potuto arrivare per le vicende che la nostra Banca ha attraversato a partire dal 2007. Bene ha fatto il nostro Sindaco Nicoletta Fabio a ricordare come il Monte dei Paschi abbia dato tantissimo a tutto il Paese e non solo a Siena, al suo territorio ed alla Toscana. Ora è importante ’combattere’ per la banca e far sentire la voce unitaria della città nelle sedi e con gli interlocutori giusti per scongiurare i danni che il mercato, spesso spregiudicato, potrebbe portare al nostro territorio con una operazione finanziaria che rischia realmente di interrompere un legame costruito in più di cinque secoli. E’ una battaglia difficilissima, ma va combattuta unitariamente con le forze necessarie evitando di prestare il fianco a strumentalizzazioni divisive che l’appartenenza politica può portare. Spero ci sia da parte tutti la giusta levatura per agire coralmente”.
Ritorniamo alle questioni sanitarie. E’ sempre molto sentito e dibattuto il tema delle liste di attesa e c’è sempre una divergenza tra quello che alcune statistiche dicono e ciò che viene percepito dalla popolazione, soprattutto sulle liste di attesa. Cosa può dirci a proposito?
“Abbiamo ancora la fortuna di vivere in un territorio in cui l’assistenza sanitaria pubblica regge rispetto ad altre realtà nazionali, ma bisogna fare attenzione a non retrocedere ed a creare le condizioni per mantenere elevati i livelli di cura. E’ vero, c’è distanza tra quello che la lettura di alcuni dati statistici ci dice e ciò che viene avvertito dalla popolazione e mentre i dati sono frutto di elaborazione ed interpretazione, ciò che la gente vive sulla propria pelle non è altrettanto opinabile. Sulle liste di attesa, tema su cui ci confrontiamo spesso con le direzioni aziendali di Policlinico e Territorio, esistono alcuni problemi non sempre facili da gestire. La domanda di prestazioni è in costante crescita e ciò è dovuto a più fattori: l’invecchiamento della popolazione, l’inappropriatezza di una serie di prescrizioni derivanti anche dal tempo che ai medici viene sottratto a causa di incombenze burocratiche, ma anche carenze organizzative nei percorsi assistenziali. Sarebbero anche da approfondire le ragioni per cui si tende a fare sempre meno ‘semeiotica’: c’è un problema relativo alla formazione oppure un problema di responsabilità penale che blocca i professionisti nello studiare sintomi e segni clinici attraverso la visita e li spinge a chiedere sempre maggiori indagini diagnostiche? Probabilmente le due questioni si sommano. In ogni caso l’organizzazione aziendale è fondamentale: distribuzione più attenta del personale, definizione ed ottimizzazione dei percorsi, utilizzo delle risorse in modo più equo e generalizzato, sono sicuramente aspetti su cui si può migliorare e che possono aiutare ad evitare le ‘fughe’ del personale. L’integrazione tra ospedale e territorio nella nostra realtà è sicuramente utile, ma deve essere utilizzata cum grano salis per quanto concerne le prime visite specialistiche. Non si può sottovalutare il fatto che il Policlinico S. Maria alle Scotte sia una struttura sanitaria di II livello e che il territorio, ossia le strutture dell’ASL, siano di primo livello. C’è una visione eccessivamente ospedalecentrica e sulle prime visite la sanità territoriale deve fare di più rivedendo gli attuali accordi affinché il Policlinico possa occuparsi maggiormente di alta specializzazione”.
Abbiamo notato che negli ultimi mesi si sono intensificati i contatti con autorità ed istituzioni estere. Cosa può dirci sulla sua recente delega alle Relazioni internazionali?
“Insieme agli Uffici comunali stiamo spingendo molto per dare nuovo vigore a relazioni che erano state un po’ trascurate e stiamo impegnando molte energie sia per sviluppare idee progettuali con nuovi partners internazionali sia per promuovere la nostra città. Abbiamo un patrimonio di persone, senesi e non, che amano la nostra città e che sono affermate professionalmente all’estero: contiamo molto sul loro apporto ed anche per questo abbiamo recentemente istituito l’Albo Amici di Siena nel Mondo con la finalità di raccogliere idee progettuali di cittadini italiani e stranieri residenti all’estero per la promozione di cultura e tradizioni della nostra città. I rapporti internazionali sono indispensabili per rafforzare l’attrattività del territorio, aiutano a promuovere cultura e imprese locali e aprono la strada a collaborazioni e progetti con altre amministrazioni ed istituzioni. Attraverso questi rapporti viene valorizzata l’identità della città, aumentando visibilità e reputazione: sono tutti aspetti fondamentali su cui ci stiamo impegnando molto e continueremo a farlo con passione”.












