Martedì 14 e giovedì 16 alle 17.30 si terranno due appuntamenti nella Sala degli Intronati in Palazzo Patrizi, sede dell’Accademia Senese degli Intronati.
Il primo appuntamento all’Accademia Senese degli Intronati si terrà Martedì 14 ottobre Giovanni Maccari, Elena Frontaloni ed Elena Arnone presentano Un paniere di chiocciole di Tommaso Landolfi (Milano, Adelphi, 2025) e Racconti delle notti di Idolina Landolfi (Arcidosso, Effigi, 2025); introduce L’Archintronato Roberto Barzanti.
In Un paniere di chiocciole con feroce autoironia Landolfi mette in scena la sua condizione di elzevirista al soldo del «Corriere della Sera» e un’idea di letteratura sfrondata di ogni alloro, prigioniera di una gabbia coercitiva, ridotta alla funzione di gagne-pain. Ma proprio nel loro carattere di scrittura ricondotta alla sua chimica essenza risiede il fascino di questi cinquanta elzeviri, perfetti congegni capaci di evocare incontri mancati, di vivisezionare relazioni di coppia oblique, simili ad acerbi duelli o a una «benigna trama di nulla», di rivelare, con la gelida efficacia dell’incubo, l’inconsistenza di ciò che chiamiamo «io», di vanificare la fiducia nella ragione, di dar corpo alle nostre più segrete paure.
In Racconti delle notti il lettore troverà dieci racconti senza tempo. Su un fondale da fiaba nel senso descrittivo del termine, ossia vago e stilizzato anche quando si tratta di luoghi reali, si svolgono vicende perlopiù mentali, che segnano il trionfo della vita immaginata e sognata su quella reale: della vita “di dentro” su quella “di fuori”. Il fantastico nero è la cifra di questa scrittura, sul modello dei narratori amati e non di rado tradotti dall’autrice: Gautier, Villiers, Poe, Nerval; da cui proviene forse anche l’acuminata ironia per così dire esistenziale di Idolina Landolfi che si tinge di un tono squisitamente femminile, sebbene le voci narranti siano tutte di uomini.
Giovedì 16 ottobre il secondo appuntamento all’Accademia Senese degli Intronati. Roberto Barzanti dialoga con Fulvio Conti sulle sue recenti pubblicazioni Massoneria e fascismo. Dalla Grande Guerra alla messa al bando delle logge (Roma, Carocci, 2025) e Andare per i luoghi della massoneria (Bologna, il Mulino, 2025).
Massoneria e fascismo. Nel 1914, al congresso nazionale di Ancona del PSI, il massimalista Mussolini riuscì a far cacciare i massoni dal partito in nome di una fedele adesione ai principi di classe del socialismo. Ma alla fine della Grande Guerra, mentre imperversavano le agitazioni del biennio rosso e il nuovo partito popolare di ispirazione cattolica sembrava minacciare la tenuta dello Stato laico, sarebbe stata proprio la massoneria a contribuire all’ascesa del regime, giudicato il minore dei mali. Subì poi, però, la messa al bando delle logge nel novembre 1925 come conseguenza delle restrizioni liberticide attuate dalla dittatura. Cadeva così l’illusione di poter controllare Mussolini e irreggimentare il fascismo, e si apriva la strada verso un’opposizione morale e politica al regime. Quella del rapporto fra massoneria e fascismo è una storia complessa, mutevole, non riducibile a interpretazioni univoche. Una storia di illusioni tradite e di valori democratici faticosamente ritrovati, che viene ricostruita nel libro facendo chiarezza sui ruoli e sulle attribuzioni delle responsabilità della crisi dello Stato liberale.
Andare per i luoghi della massoneria. Segreta o riservata? Un viaggio senza pregiudizi nell’Italia massonica, svelando alcuni dei luoghi nei quali sono state scritte pagine importanti della sua storia e di quella del paese. Le logge massoniche nacquero dalle corporazioni medievali, ma solo nel XVIII secolo si trasformarono in quelle associazioni che, radicandosi nelle élite aristocratiche e nei ceti militari, perseguivano fini più universali. In Italia la nascita ufficiale del Grande Oriente d’Italia è del 1805 a Milano; da subito le logge si identificarono nelle classi dirigenti liberali con il comune obiettivo di modernizzare e laicizzare il paese. Il viaggio qui proposto parte proprio dalla Milano napoleonica per toccare i luoghi risorgimentali, proseguire per la Bologna dagli esponenti illustri e soffermarsi quindi su città ad alta densità massonica come Firenze e Perugia. E poi naturalmente la Roma di Palazzo Giustiniani e di Piazza del Gesù, ma anche luoghi inattesi, come le isole dei confinati e la Sanremo di Calvino e Scalfari, entrambi figli e nipoti di liberi muratori. E infine Arezzo, il luogo delle mille trame intessute da Licio Gelli e delle ombre sinistre della massoneria deviata.












