E’ stato realizzato dall’artista Giovanni Gasparro il Drappellone per il Palio di Siena del 2 luglio 2024, Palio di Provenzano; di seguito l’illustrazione dell’opera da parte di Axel Hemery, direttore della Pinacoteca Nazionale di Siena.
Di fronte al Palio, l’artista, e in maggiore misura il suo accompagnatore timoroso e chiacchierone, lo storico dell’arte, hanno come unica scelta l’umiltà – questo l’inizio dell’intervento di Axel Hemery di illustrazione del Drappellone del Palio di Siena del 2 luglio 2024 -. Il committente non è il Comune, mi perdoni il Sindaco, ma il Palio stesso, inteso come un’entità superiore di ordine sacro e come una comunità aggregata dal perenne presente di una lunga storia. Giovanni Gasparro è stato scelto per la sua fama, il suo stile, la sua concezione dell’arte e il suo atteggiamento morale e filosofico, ma oggi egli arriva nudo e digiuno davanti a voi, come se non avesse mai dipinto una tela in vita sua. Come l’artigiano delle cattedrali gotiche, vuole offrire un capolavoro alla committenza, che non è altra che la comunità intera, e sa che deve scordarsi della propria bravura per mettersi in gioco; e sicuramente la bravura non manca a Gasparro.
Giovanni Gasparro si è trovato nella necessità urgente di assorbire un mondo che non era suo per rivestire i panni del creatore del Palio di Provenzano, tradizionalmente attribuito agli artisti senesi. Siena non si improvvisa né si doma. Il percorso di avvicinamento a Siena è progressivo e richiede un’assenza totale di pregiudizi e la fiducia assoluta nei traghettatori che uno si sceglie. Sto facendo personalmente questo percorso ogni giorno e posso confermare che il viaggio è felicemente senza ritorno.
Quali sono le caratteristiche dell’artista che potevano agevolare questo percorso di conoscenza? In primis viene la Fede intesa in tutte le sue sfumature: quella di Gasparro, intensa e perno della sua esistenza, non sarà forse quella diffusa a Siena, dalle radici pagane, mi perdoni Sua Eminenza, che avvolge il Palio. Poi viene il riconoscimento del passato come una linfa vitale, che sarebbe proprio il dna senese, e Gasparro si esprime con dei mezzi pittorici che sono in gran parte quelli del passato. A questi due presupposti principali, la Fede e il rapporto fervido col passato, si può aggiungere la consapevolezza senesissima condivisa anche da Gasparro che poco dipende da noi e che regna da maestra la sorte, il fatum, lo stesso fatum che presiede all’estrazione delle Contrade, all’assegnazione del cavallo, all’ordine alla mossa e alle circostanze stesse della Carriera. Anche il Drappellone in qualche modo dipinge l’artista così come Madame Bovary scrive Flaubert. Così come San Luca, artefice ispirato da un creatore invisibile, o l’Evangelista Matteo nella predella di Martino di Bartolomeo alla Pinacoteca nazionale di Siena (potevo non citarla?), che intinge la penna d’inchiostro nel calamaio che gli porge il suo angelo ispiratore, anche Giovanni Gasparro segue delle strade che gli sono state assegnate dall’alto.
Ciliegina sulla torta o forse nocciolo della ciliegia, Giovanni Gasparro è cresciuto, vive e lavora tuttora ad Adelfia, in provincia di Bari, dove esiste una delle più belle feste patronali del Sud Italia, la festa di San Trifone. Quindi è ben attrezzato per capire cosa significa vivere il passato nel presente. Ogni anno, da quando è diventato un ragazzo capace di sognare, il rituale si è rinnovato e ogni giorno è stato una preparazione alla festa come lo è ogni giorno del calendario senese. Senza trapiantarsi e vivere il trauma dell’esilio, il nostro artista sa che la tradizione segna il cuore e le viscere più ancora dell’intelletto.
Dopo aver tracciato questo ritratto dell’artista da giovane, e giovane lo è ancora, non sussiste più nessun dubbio sul fatto che era pronto a rispondere degnamente alla prestigiosa commissione.

La sua prima prova è stata il “Palio dei cittini”. Nonostante fosse un adepto del chiaroscuro, ha scelto di dipingere un monocromo tra beige e marrone, dove spicca come un’eco della balzana il cittino fantino vestito di bianco e nero sul suo cavallo a dondolo. Alla leggerezza del soggetto faceva eco la leggerezza del trattamento pittorico. Gasparro rendeva chiaramente omaggio al suo caro ‘600, non quello caravaggesco, ma piuttosto quello nordico dei trompe l’oeil coi chiodi del telaio a vista. L’artista superava l’esame della gestione delle costrizioni della raffigurazione di tutte le Contrade inserendone i nomi su dei bigliettini affissi sia a una mappa della Toscana sia direttamente alla parete. In quel modo riusciva ad essere fedele alla tradizione pur essendo originale.
Però la prova decisiva è quella del Drappellone di Provenzano che abbiamo sotto gli occhi, una prova senza appello perché da oggi si apre il tempo delle chiacchiere e delle critiche, tempo che può sembrare infinito fino al giudice ultimo, la Carriera e, dopo, ci sarà sempre almeno una Contrada per dire che quel Cencio è il più bello di tutti i tempi. Ma noi vogliamo un giudizio razionale, anche se accettiamo tutto quel che c’è di passionale nel Palio. E dopo aver avuto il privilegio di condividere le ricerche di Giovanni Gasparro ed essere stato uno dei primi a vederlo, posso dire che è bello, senza ma e senza se, e che supererà il tempo delle discussioni per lasciare una traccia anche presso chi non l’avrà strappato, stretto, abbracciato e cosparso di lacrime di gioia.
Il Drappellone di Gasparro è audace nel suo classicismo. Forse è un’osservazione che potrebbe essere fatta per tutta la produzione pittorica dell’autore. Ma è singolare il modo in cui rinuncia alla narrazione per addentrarsi sulle vie del simbolo. E il simbolo primordiale per questo grande intenditore di religione e di mistica è il bianco immacolato della purezza e della perfezione morale. Un bianco che unisce il registro celeste e quello terreno. Un bianco che per un gioco di specchi è una ripetizione del Drappellone. Cioè, il soggetto del Drappellone è una Madonna di Provenzano che regge un Drappellone. E, dietro questo atteggiamento, c’è il dono del Palio alla Contrada e alla città e il rinnovo di un rapporto atavico di venerazione e di affetto. Dietro la semplicità apparente dell’immagine si nasconde una visione di vertigine. E di questo Cencio raffigurato, Gasparro fa capire la solidità, la resistenza ad essere piegata e abbracciata, senza mai strapparsi. Il lenzuolo è anche un sipario che si alza non solo su una piazza e una Carriera, ma innanzitutto sulla “città mondo” di Siena. Per contrastare questa distesa di bianco, ci voleva un po’ di nero e per questo effetto non bastava la Balzana. L’idea scenografica più forte per portare questo nero sul Palio e in Piazza è la presenza dietro le quinte del porta Palio. Alzando il sipario simboleggia la parte d’ombra che avvolge ogni mistero, ma allo stesso tempo è come se commentasse lo spettacolo alla maniera del coro della tragedia greca o del recitante delle cantate di Bach. Una presenza raddoppiata sul piano reale e simbolico.
L’artista si sottrae alla prassi dei suoi predecessori di creare dei Drappelloni pieni di personaggi e di cavalli, di conseguenza pieni di movimento e di confusione e sottoposti all’orrore del vuoto. M’immagino la solennità immacolata del Cencio in mezzo al tripudio e alla mischia e ne pregusto già il contrasto. Un’idea brillante è stata quella di ridurre il galoppo dei cavalli a un solo ferro da cavallo, la cui perdita ha segnato tante carriere, un elemento quindi simbolico però assolutamente concreto e materiale. Questo ferro da cavallo è esibito da un putto come un trofeo. Gli stemmi delle Contrade che corrono sono raffigurati come se fossero ricamati al filo d’oro sul Drappellone, omaggio sia alla bravura delle sarte, sia a quel filo d’oro che collega Siena al proprio passato.
Come sempre, alcuni vorranno leggere dei segni premonitori in questo Drappellone – conclude Axel Emery nell’illustrazione dell’opera di Giovanni Gasparro per il Palio di Siena del 2 luglio 2024 -. La loro immaginazione non ha proprio limiti. Li lasciamo alla soglia di questo territorio che è tutto loro e che non ci appartiene più. L’artista ha svolto il suo compito. Il suo mondo è lo studio. E’ venuto il tempo di affidare al tufo e alla piazza, urbi et orbi, mi perdoni un’altra volta, Eminenza, questo Cencio che sarà di tutti e poi di una parte del tutto per sempre. E anche se solo uno dei popoli che compongono questa città grandiosa lo conserverà come una reliquia sempre viva, un trofeo atemporale, un pulso, una bussola, l’oggetto fatto opera farà parte per sempre di questa rete museale unica al mondo di questi diciassette tesori, patrimonio universale dell’umanità, materiale e simbolico.
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Il Masgalano per i Palii 2024 realizzato da Lara Aldrovandi
Il Drappellone per il Palio di Siena del 2 luglio 2024
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