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Sgominata dalla Polizia banda dedita ai furti in abitazione nelle province di Perugia, Arezzo e Siena

28 Settembre 20216 Mins Read
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volantepolizia davanti650La Polizia di Stato di Perugia ha dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Perugia a carico di otto soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti in abitazione, perpetrati nella zona di Assisi e nelle limitrofe province di Arezzo e Siena.

Le indagini svolte dal Commissariato di P.S. di Assisi, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, supportate anche da attività di tipo tecnico, hanno consentito di ricostruire la struttura di un sodalizio criminale, ben strutturato ed organizzato, dedito alla commissione di reati contro il patrimonio, composto da soggetti legati tra loro da vincoli di parentela o affinità, tutti dimoranti nella stessa zona di Assisi.

Gli indagati, sedici complessivamente, tutti già noti alle forze dell’ordine per i loro numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, sono uomini e donne italiani e stanziali nella zona di Assisi e Cannara.
A far parte di questo sodalizio, riconosciuto dall’Autorità Giudiziaria come una vera e propria associazione a delinquere sia uomini che donne, avvinti da vincoli di parentela, con una struttura organizzativa ben delineata nei compiti, con basi logistiche ben definite e capace, visto il profilo criminale riconosciuto, di avvicendarsi nei ruoli e fronteggiare situazioni di crisi avvalendosi dell’apporto di tutti i partecipi.

Un vero e proprio consorzio familiare che ha saputo dotarsi nel tempo di un programma criminoso sempre più affinato, destinato a proiettarsi nel tempo, a rimodularsi secondo le necessità. Attiva già da anni sul territorio ha seminato nel corso del tempo terrore e insicurezza tra gli abitanti delle zone del circondario, specie quelle più isolate.

A spezzare il sodalizio ci hanno pensato gli agenti del Commissariato di P.S. di Assisi grazie ad attività di tipo tecnico ma soprattutto ricorrendo a metodiche investigative più tradizionali, come servizi di osservazione appostamenti, pedinamenti e soprattutto ricorrendo al prezioso patrimonio informativo.

Nel corso di più di un anno i poliziotti sono riusciti ad arrestare in flagranza di reato alcuni dei componenti della banda subito dopo aver commesso il fatto, altre volte sono riusciti a recuperare la refurtiva e restituirla ai legittimi proprietari derubati anche dei loro ricordi più cari.

Senza scrupoli, scaltre e astute anche le sei donne del gruppo, di età tra i 22 e i 40 anni. Di certo un ruolo non secondario. Alcune di loro erano dedite al compimento materiale dei furti ma erano specializzate negli scippi e nei furti in abitazione che perpetravano aggirando le padrone di casa, scelte appositamente sole e anziane, spacciandosi per venditrici di articoli vari o bisognose dei servizi igienici.

Altre donne avevano compiti logistici: c’era chi si prestava a farsi intestare le autovetture che sarebbero state utilizzate per commettere i furti, chi trasportava la refurtiva fuori regione per essere piazzata e chi invece aveva il compito di custodire gli oggetti di valore dopo essere stati rubati e portati agli uomini della banda.

Efferati e senza scrupoli gli uomini della banda, di notevole profilo criminale. Lo dimostra il fatto che alcuni di loro riuscivano a portare avanti il loro piano criminale anche se sottoposti a regime di restrizione delle libertà personale. Il loro piano era ben strutturato e non ha conosciuto battute d’arresto, se non durante il periodo del lockdown. Spietati e pericolosi, a bordo di autovetture appositamente scelte di grossa cilindrata affrontavano ed eventualmente reggevano inseguimenti e tentativi di blocco da parte delle forze dell’ordine.

Ed è stata proprio in una di queste circostanze, al termine di un inseguimento molto pericoloso, che un’autovettura in servizio di volante era stata danneggiata perché i ladri in fuga dopo aver commesso un furto non si erano fermati forzando il blocco, disposti a tutto pur di scappare. In quell’occasione era stato arrestato l’unico rimasto all’interno dell’auto: il conducente ferito.

Le autovetture una volta scoperte venivano cambiate velocemente e venivano utilizzate anche targhe false. Veri e propri professionisti del crimine. Lunghi e articolati erano i sopralluoghi che effettuavano nella scelta delle abitazioni su cui fare il colpo: tutte sufficientemente isolate, raggiungibili attraverso strade sterrate con scarsi sistemi di sorveglianza e controllo delle abitudini dei proprietari.

Nel corso dei colpi i telefoni venivano tenuti appositamente spenti per non dare indizi della loro presenza sul luogo dei furti a riprova della profonda conoscenza delle tecniche di investigazione.

Il profilo altamente professionale dell’organizzazione criminale è dimostrato anche dalla individuazione di due vere e proprie basi logistiche, nella periferia di Assisi, dove i componenti della banda si riunivano prima di partire, prendendo le autovetture designate, distribuendosi gli “arnesi” del lavoro, come aste, bastoni, piedi di porco, guanti e altri indumenti per camuffarsi.

Oltre a partecipare attivamente alla commissione dei furti, c’era chi, stando agli arresti domiciliari, forniva la propria abitazione come base logistica agli esecutori materiali e vigilava sulle operazioni; chi faceva da staffetta all’auto su cui viaggiavano i complici dopo aver perpetrato i furti; chi aveva il compito invece di custodire le autovetture utilizzate per la commissione dei furti, caricarvi e scaricarvi gli attrezzi da scasso, lavarle e nel caso, grazie ad un’officina nella zona industriale di Bastia Umbra, cambiarne anche colore; chi infine faceva da vedetta nella fase di rientro dei veicoli in zona.

Grazie ai servizi svolti dagli agenti di Polizia, agli arresti effettuati nel corso del tempo e alla refurtiva recuperata e subito riconsegnata ai proprietari, è stato possibile per il PM che ha coordinato le indagini definire un impianto accusatorio importante e contestare agli indagati il delitto di associazione per delinquere.

Il Gip ha ritenuto sussistente il rischio di reiterazione di reati, in considerazione della pluralità dei delitti commessi, delle modalità organizzative associative evidenziate sottolineando come quello preso in esame non fosse soltanto una mera compagnia criminale bensì un gruppo familiare coeso e dedito alla commissione di delitti contro il patrimonio al fine di procurarsi sostentamento.

Nella mattinata odierna gli agenti del Commissariato di P.S. di Assisi, della locale Squadra Mobile, con l’ausilio di personale del Reparto Prevenzione Crimine Umbria Marche, hanno dato esecuzione alle citate misure cautelari, mettendo così fine alla serie ininterrotta di furti sul territorio.

Inoltre, su direttiva della Procura delle Repubblica di Perugia sono stati condotti accertamenti con l’ausilio della Guardia di Finanza, dai quali è emerso che 12 dei 16 indagati beneficiano del reddito di cittadinanza.



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