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ECONOMIA e FINANZA

Sistema informativo Excelsior, l’impatto sulle imprese della provincia di Siena dell’emergenza sanitaria Covid-19

16 Dicembre 20209 Mins Read
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massimoguasconi2019Nell’ambito dell’indagine Excelsior, nel periodo 19 ottobre-2 novembre, è stato effettuato un approfondimento dell’impatto che le imprese hanno subito a causa dell’emergenza sanitaria (ed economica) Covid-19 dal quale emergono chiaramente le difficoltà con cui le aziende si devono confrontare quotidianamente. Considerando che l’indagine è stata svolta precedentemente all’entrata in vigore delle suddivisioni per aree di criticità (zone gialle, arancioni e rosse) e quindi prima delle successive maggiori restrizioni, potrebbero essere plausibile che attualmente il “sentiment” delle imprese sia più pessimista rispetto alle indicazioni che di seguito vengono riportate.

Il livello di attività delle imprese

Solamente il 34% delle imprese segnala di lavorare a regimi simili a quelli pre-emergenza. Ben più elevata è invece la quota di quelle che stanno lavorando al di sotto dei livelli precedenti: si tratta del 62% a cui si aggiungono un altro 4% circa che addirittura ha l’attività sospesa e/o che valuta la chiusura.

La provincia di Siena sembra più colpita dalla crisi rispetto alla Toscana ed all’intero territorio nazionale, mostrando numeri più alti sia per le imprese che sono ancora al di sotto dei livelli pre-crisi sia per quelle a rischio chiusura.

Nel manifatturiero, complice il fatto di essere stato toccato meno di altri comparti dalla chiusura completa delle attività, mostra un impatto più limitato: la quota di imprese che opera a regime ridotto si riduce al 60,7%, mentre quella delle aziende con attività sospesa e/o per cui si valuta la chiusura scende al 3,2%.
Non mancano, però, segnali di particolare criticità quali quelli del comparto moda (88% di imprese a regime ridotto), della carta – stampa (88% di imprese a regime ridotto).

Per il momento sembrano meno colpite anche le costruzioni, grazie anche alle numerose misure di incentivazione che, con qualche difficoltà operativa, stanno però sostenendo un settore che dopo lunghi anni di crisi stava cominciando a vedere un primo timido risveglio.

Decisamente più in difficoltà il comparto dei servizi, nel quale la quota di imprese che sono al di sotto dei livelli pre-emergenza sale a quasi il 65% a cui si aggiunge un altro 4,2% a rischio chiusura.

Particolarmente critica la situazione del comparto dei servizi di ristorazione e turistici per il quale la quota di imprese che sta operando a regime ridotto sale all’82% circa e, soprattutto, il 6,5% è a rischio chiusura.
Difficoltà rilevanti anche per i servizi alle persone in cui le aziende che stanno lavorando al di sotto della media sono circa il 73% e quelle a rischio chiusura il 5,7%.

Il commercio, grazie al fatto che una parte delle sue specializzazioni merceologiche non ha subito provvedimenti di chiusura completa delle attività, pur mettendo in evidenza chiare difficoltà riesce a difendersi meglio rispetto ai due precedenti settori: il 56% delle imprese sta lavorando al di sotto dei livelli pre-emergenza ed un 2,5% si dichiara a rischio chiusura.

Più limitato, infine, l’impatto sul comparto dei servizi alle imprese in cui la quota di imprese che stanno lavorando a livelli simili a quelli pre-emergenza e quella delle aziende che sono al di sotto di tale livello sostanzialmente si equivalgono (49,4% contro 48%). Più basso anche la quota delle imprese a rischio chiusura (2,6%).

Le previsioni delle imprese riguardo la ripresa dell’attività economica

La maggioranza delle aziende senesi prevede che l’attività potrà tornare a livelli accettabili non prima del secondo semestre del prossimo anno (72%), mentre circa un quarto (23%) ritiene di poterlo fare entro i primi sei mesi del 2021. Solo il 5% circa ritiene che il recupero possa avvenire entro la fine dell’anno. Anche in questo caso la provincia di Siena appare un po’ più in difficoltà della Toscana e dell’Italia.

Anche in questo caso le previsioni delle aziende del manifatturiero sono migliori rispetto a quelle dei servizi. La quasi totalità (95%) ritiene che il recupero potrà verificarsi non prima del 2021 e di questi oltre i due terzi (69,6%) ritengono che occorrerà aspettare la seconda metà del 2021.

Di poco migliore il sentiment delle imprese edili che nel 92,7% dei casi ritengono che sarà necessario attendere il 2021 ed in particolare il secondo semestre (60,2%).

Nel comparto dei servizi le previsioni sono meno rosee: i tre quarti (75%) ritiene infatti che la ripresa non arriverà prima della seconda parte del prossimo anno e per quasi il 20,8% potrebbe palesarsi nei primi sei mesi. Minima la quota delle aziende che ritiene di poter recuperare livelli di attività accettabili entro il 2020 (4,2%).

Anche in questo caso le previsioni più pessimistiche le presenta il comparto dei servizi di ristorazione e turistici in cui ben l’83% ritiene che non ci sarà ripresa prima della seconda metà del 2021.

Le previsioni delle imprese riguardo l’andamento occupazionale nel 2° semestre 2020

Le misure messe in campo a sostegno dell’occupazione (CIG, fondi solidarietà, divieto di licenziamento, …) per il momento sembrano in parte contenere il timore di ondate di licenziamenti: la maggioranza delle imprese (80,7%) prevede infatti che l’andamento occupazionale del secondo semestre 2020 sarà stazionario. A fronte di una piccola schiera di aziende che prevede comunque un aumento degli organici (3%), emerge che il 16,3% delle aziende al contrario ritiene che sarà necessario ridurre gli organici.
La previsione di riduzione della forza lavoro è più elevata fra le imprese dei servizi (19,9%) piuttosto che nel manifatturiero (7,3%) o nelle costruzioni (9,2%).

All’interno del manifatturiero sembrano esserci alcune difficoltà in termini occupazionali per il 12,4% delle industrie meccaniche ed elettroniche.

Nel comparto dei servizi, oltre alle prevedibili prospettive negative per i servizi di ristorazione e turistici (39,4% prevede una diminuzione dell’occupazione), alcune criticità emergono anche per i servizi alle persone (16,9%) e per il commercio (10,2%).

Il problema della liquidità

Le chiusure delle attività economiche e le conseguenti diminuzioni del fatturato che hanno colpito la gran parte del sistema economico provinciale, portano come ricaduta la difficoltà di mantenere un equilibrio finanziario, in particolare per le micro e piccole imprese.

Nel periodo preso in esame, oltre la metà delle Imprese (58%) prevedevano di avere problemi di liquidità nei sei mesi successivi mentre il restante 42% per il momento non ravvisava problemi di questo tipo.
Il problema è molto più sentito nel comparto dei servizi, in cui la quota di imprese con problemi di liquidità tocca il 61,3%, rispetto al manifatturiero (49,8%) e alle costruzioni (50,3%).

Non mancano però alcune criticità anche all’interno del manifatturiero: i valori più critici emergono nei settori della carta-stampa (73,9%), del legno-mobile (60,4%) e delle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (60,7%).

All’interno dei servizi i più colpiti sono i servizi di ristorazione e turistici (76,7%), i servizi alle persone (72,4%) e i servizi di trasporto-logistica (72%). Un po’ più bassa, ma sempre elevata, la quota di imprese che avranno problemi di liquidità nel commercio (53,9%).

Le imprese esportatrici

Le imprese esportatrici, a causa delle difficoltà che stanno interessando un po’ tutti i mercati mondiali ad eccezione solo di alcune aree dell’Asia, mostrano di avere qualche piccola difficoltà in più rispetto a quelle che operano esclusivamente a livello nazionale.

La quota di aziende che registra attività simili a quelle pre-emergenza si attesta al 31,9% contro il 34,4% delle non esportatrici mentre quella delle aziende che stanno lavorando a regime ridotto sono il 65,8% fra le imprese esportatrici e il 61,8% fra le non esportatrici.

Per quanto riguarda le prospettive di recupero, le imprese esportatrici sono orientate esclusivamente al 2021, ed in particolare alla seconda metà.

La trasformazione digitale delle imprese ha migliorato la capacità di resistere alla crisi?

Le imprese digitali o in transizione digitale dimostrano una maggior capacità di tenuta alla crisi: stanno lavorando a regimi simili a quelli pre-emergenza il 40,2% delle prime ed il 40,9% delle seconde, mentre fra le non digitali la quota crolla al 29,6%.

Di conseguenza è più bassa la quota delle imprese che lavorano a regime ridotto: 57,1% per le digitali, 56,1% per quelle in transizione digitale e 66,1% per le non digitali.

Per quanto riguarda le previsioni di recupero, le imprese digitali si mostrano più ottimiste delle altre: l’8,1% pensa di riuscire a recuperare addirittura entro la fine di quest’anno, mentre le altre due categorie si attestano a circa la metà di questo valore (4,5% e 4%).

“L’approfondimento sulle conseguenze dell’emergenza sanitaria contenuto nel nostro Rapporto Excelsior – commenta il presidente Massimo Guasconi – conferma come l’impatto del Covid 19 sul sistema imprenditoriale presenti, per quanto riguarda l’intensità degli effetti, una significativa differenziazione, tra i vari macrosettori. Da un lato infatti abbiamo il manifatturiero, le costruzioni, i servizi alle imprese e alcune specializzazioni del commercio, soprattutto quelle che hanno subito minori limitazioni di apertura, che mostrano una maggiore tenuta. La situazione risulta molto più difficile per i servizi alle persone e soprattutto per i servizi di ristorazione e per quelli turistici che in assenza di una ripresa della mobilità interna e di quella internazionale non possono recuperare livelli di operatività significativi. Ed è soprattutto la variabilità delle ondate di pandemia ed il conseguente alternarsi di momenti di massimo allarme e fasi di quiete relativa a determinare un quadro di estrema incertezza che crea difficoltà alla pianificazione e alla programmazione delle nostre aziende. Un contesto che sono convinto si modificherà rapidamente grazie alla compagna di vaccinazione contro il coronavirus e grazie al piano europeo per la ripresa e la resilienza “Next Generation EU”, il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato dall’UE.

“L’emergenza economica causata dalla pandemia – sottolinea il segretario generale dell’dnte Marco Randellini – è un evento di portata storica, difficilmente paragonabile ad altre crisi che si sono verificate in questi ultimi decenni. Per questo, come Camera di Commercio, abbiamo voluto predisporre un intervento straordinario che si è concretizzato nell’erogazione di contributi alle imprese, attraverso 7 specifici bandi, per quasi tre milioni di euro. Anche in questa situazione emergenziale abbiamo comunque voluto dedicare particolare attenzione al tema della digitalizzazione. Si tratta di una scelta strategica per il nostro sistema economico come testimoniato anche dalla rilevazione che presentiamo oggi e che evidenzia come le imprese con una “maturità digitale” già acquisita o che siano in una fase di transizione digitale abbiano dimostrato una maggior capacità di tenuta nei confronti della crisi. Anche per il 2021 quindi lavoreremo per aggiornare e far crescere la cultura digitale delle imprese sia favorendo la dotazione delle tecnologie fondamentali (cloud, cyber security, ecc.) sia accrescendo la competenza delle risorse umane. Su questo secondo aspetto l’impegno è condiviso con il Polo universitario aretino che sta operando per la formazione di quelle figure professionali indispensabili ai processi di trasformazione digitale.”



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