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TORRITA DI SIENA

Torrita, il sindaco Grazi spiega ai cittadini i fatti che lo vedono rinviato a giudizio per abuso d’ufficio

10 Ottobre 20195 Mins Read
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giacomograzi2019_6“E’ doveroso offrire una spiegazione ai cittadini di Torrita di Siena riguardo la vicenda per la quale sono stato rinviato a giudizio”. I fatti sono noti già da tempo e ampiamente chiacchierati in campagna elettorale, la stampa ne ha giustamente e ampliamente parlato e dato risalto. Ciò nonostante il sindaco di Torrita di Siena, Giacomo Grazi, si rivolge alla sua comunità che lo ha scelto per il secondo mandato, perché non vi siano ombre di dubbio sulla sua buona fede nell’operato amministrativo oggetto di contestazione.

“L’urbanistica della parte moderna del comune presenta singolarità negative che hanno presupposto una complessa rivisitazione del sistema della mobilità del paese – spiega una nota di Giacomo Grazi -. In questo quadro rientra una delle iniziative, allora, maggiormente contestate: il senso unico in via Mazzini. Andiamo per gradi. Torrita negli ultimi anni si presentava con un centro storico, arroccato su un colle, che lentamente si è svuotato. La gente si è spostata a valle, andando ad abitare nelle nuove lottizzazioni, dove erano anche presenti insediamenti artigianali e opifici. Si faceva casa e bottega insomma, laddove c’era maggiore disponibilità di spazio e movimento. Il risultato dello sviluppo della parte a valle è stato quello di una lunga arteria, via Mazzini, servita da molte strade a vicolo cieco. Ciò era causa di congestione, traffico, difficoltà di manutenzione, incidenti più o meno gravi. Il riassetto urbanistico presupponeva, quindi, una complessiva rivisitazione della mobilità, del traffico stradale, da cui il senso di marcia ad unica direzione in via Mazzini e la necessità di infrastrutture viarie che fungessero da collegamento delle strade a vicolo cieco, in generale per rendere il traffico più scorrevole.

“Il riassetto urbanistico e della mobilità è retto da un preciso indirizzo politico”, sostiene il Grazi. Quindi, su questo tema il sindaco ci ha messo la faccia, ha preso i voti per essere eletto rimettendo il proprio mandato alla insindacabile responsabilità politica, sottoponendosi al giudizio dei cittadini. Giudizio che non è mancato, perché nelle ultime elezioni amministrative, la lista di Centrosinistra ha nuovamente candidato Giacomo Grazi per il secondo mandato, forte del fatto che questi potesse riottenere la fiducia, dal momento che la sua condotta amministrativa aveva soddisfatto le promesse “politiche” fatte cinque anni prima. Giacomo Grazi è stato rieletto, ed i torritesi hanno consegnato la guida amministrativa nelle sue mani.

Torniamo alla storia che vede coinvolto Grazi nella vicenda giudiziaria, che si intreccia con la crisi economica dell’ultimo ventennio. Nel 2015 il Comune di Torrita era creditore della società in fallimento Giomarelli Anterivo srl, la quale non aveva versato tributi all’Ente per diverse migliaia di euro. Da qui ne discende la trattativa con il curatore fallimentare, dottoressa Capacchione di Siena. Tra i beni della società, rientrava un terreno utile per il Comune, che aveva la necessità di prolungare via Martiri della Libertà con via Primo Maggio, dando sbocco e mobilità a diverse strade, quali via 2 Giugno, via Tevere, via Po, via Gramsci.

Il bene di proprietà della società in fallimento fu fatto valutare dal Demanio, che dichiarò il valore congruo con l’ammontare dei debiti. “Pensare che il Demanio si complimentò con l’Ente – dice in merito alla procedura il Grazi – per essere riusciti a trovare in un complesso fallimento un bene in grado di soddisfare la pendenza tributaria”. Il bene in trattazione era parte di una vecchia lottizzazione che, proprio il Piano Regolatore Comunale dell’epoca, destinava a strada, così come ripetuto nei successivi strumenti urbanistici. Il curatore fallimentare non aveva nulla da eccepire in merito; dunque, le condizioni economiche e legali per l’acquisizione del bene c’erano tutte e, pertanto, l’iter amministrativo venne avviato.

In occasione della Fiera al Piano del 2015 vennero effettuati soltanto dei lavori di sistemazione del bene, adeguando le misura della carreggiata ai parametri previsti dal Codice della strada, ponendo un manto di diversi strati di breccino, in modo da mettere a disposizione della comunità un’arteria viaria sicura, utile a diminuire le difficoltà di mobilità in un momento topico per la criticità di movimento dei rorritesi, quale – appunto – la Fiera al Piano. “Il fatto che la strada fosse in sicurezza è sempre stato un obbiettivo primario – sostiene il sindaco – perché nella zona insistevano lottizzazioni appartenenti ad una società in fallimento, come tali, esposte degrado e potenzialmente rischiose per l’incolumità pubblica”. Solo quando l’iter amministrativo ha -poi- avuto il suo compimento, con l’acquisizione a patrimonio dell’Ente, la strada è stata asfaltata, divenendo oggi una importante e trafficata variante di collegamento in una zona molto abitata. “C’è da sistemare l’illuminazione – aggiunge il sindaco – che spero di riuscire a realizzare nel corso di questo mandato”.”

Il 21 novembre inizierà il processo che dovrà stabilire se la condotta del primo cittadino sia stata viziata da abuso. Con Giacomo Grazi saranno coimputati il responsabile della ditta che ha svolto i lavori, la Edil-Marc snc e l’ingegnere del Comune Valtriani Alessandro, chiamato a rispondere anche di falso in atto pubblico. “Il coinvolgimento con me di altri soggetti è per me una grossa nota di dispiacere”, conclude Giacomo Grazi.

RETTIFICA
A rettifica di quanto precedentemente comunicato, il sindaco Grazi ha inviato, sabato 12 ottobre, la seguente nota: ”La Giomarelli Anterivo srl all’epoca dei fatti non era in stato fallimentare ma in procedura di concordato, con commissario giudiziale il dott. Paolo Flori. Quindi, la dottoressa Capacchione non era curatrice fallimentare ma liquidatore giudiziale.
Cogliamo l’occasione per aggiungere che il dott. Flori, quale commissario giudiziale ci ha confermato che la Giomarelli, riguardo alla cessione del bene al Comune, ha agito in base ad autorizzazione degli organi della procedura e che ovviamente non è l’autore della denuncia penale che ha fatto scaturire l’indagine nei confronti del Sindaco. “



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