Il decreto di nazionalizzazione, risalente al dicembre 2016, aveva visto una prima ricapitalizzazione a carico dello Stato di 5,4 miliardi di euro e successivamente un ulteriore esborso di 1,5 miliardi a tutela dei risparmiatori detentori di vecchie obbligazioni.
In questo momento la banca vale attorno ai 2 miliardi di euro, e la quota che detiene il Tesoro, il 68,24%, corrisponde a circa 1,36 miliardi. Al rientro in Borsa di un anno fa il titolo valeva 4,24 euro. Adesso il valore è di 1,78 euro con il Ministero del Tesoro che era entrato pagando le azioni 6,9 euro nella prima fase di ricapitalizzazione e 8,5 euro nella seconda fase.
Lo Stato e il Cda della banca dovranno presentare entro giugno alla Ue il piano di uscita del socio pubblico che deve essere attuato secondo gli accordi con la Ue entro il 2021. Quello che si prevede accadrà è l’aggregazione con un altro istituto di credito. La banca ha pero’ ancora 17 miliardi di crediti deteriorati e 24 miliardi di Btp in portafoglio: non si prospetta una facile soluzione.











