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CALCIO

Fallimento Ac Siena Spa, concluse le indagini: la Gdf sequestra beni per 8,5 milioni di euro

8 Agosto 20175 Mins Read
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guardiadifinanza-comando2017La Guardia di Finanza di Siena ha sequestrato beni per oltre 8,5 milioni di euro all’ex presidente della A.C. Siena Spa, Massimo Mezzaroma, all’esito delle indagini concluse nei confronti della squadra di calcio senese, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Siena, sotto l’egida della locale Procura della Repubblica.

Ravvisate ipotesi di reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale mediante distrazioni di denaro; bancarotta fraudolenta mediante false comunicazioni sociali; bancarotta fraudolenta per pagamenti preferenziali.

Al presidente della società ora in fallimento, sono stati contestati altresì reati fiscali per dichiarazione fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed omessi versamenti di imposte, nonché il reato di accesso abusivo al credito.

La Guardia di Finanza ha eseguito in questi giorni, le notifiche degli avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di undici indagati, contestualmente all’esecuzione delle procedure di sequestro di beni immobili e disponibilità finanziarie.

I sequestri sono stati disposti dal Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica di Siena, per le ipotesi di reati tributari emerse nel corso delle attività ispettive eseguite dalla Guardia di Finanza nei confronti della società calcistica: in particolare, mascherando da cessione di ramo d’azienda la cessione di un bene immateriale, venivano fraudolentemente sottratti all’imposizione fiscale elementi attivi assoggettabili ad Iva, per oltre 20 milioni di euro.

Le misure cautelari reali sono state applicate alle disponibilità finanziarie rinvenute sui conti correnti, nella forma per equivalente, su immobili ubicati in Roma, e sulle quote di partecipazione da questi detenute su alcune società del Gruppo.

La società calcistica a distanza di alcuni mesi dalla mancata iscrizione al campionato, dopo aver tentato la strada del concordato preventivo, rigettato dal Tribunale di Siena per mancanza di garanzie, era stata dichiarata fallita.
Nel frattempo erano già partite le indagini, disposte e coordinate dalla Procura della Repubblica di Siena e delegate al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Siena, per le ipotesi, poi confermate, di reati fallimentari, tra cui bancarotta preferenziale e fraudolenta per distrazione e ricorso abusivo al credito.
A insospettire gli inquirenti era stata un’operazione di cessione del marchio “Ac Siena” – speculare ad altra analoga posta in essere dalla società di basket Mens Sana e balzata alle cronache a seguito di un’altra inchiesta della Guardia di Finanza di Siena denominata “Operazione Time Out” – ad una nuova società, con sede a Roma, creata appositamente per quell’operazione e di fatto mai operante.

La società acquirente, neocostituita, ha attinto le disponibilità finanziarie per l’oneroso investimento dalla Banca Monte dei Paschi di Siena che a fronte della sola garanzia dello stesso marchio (sopravvalutato in 25 milioni di euro a fronte di un valore effettivo, stimato da perizia giurata, tutt’al più 4/5 milioni di euro) ha erogato alla nuova società un prestito di 22 milioni di euro.


Contestualmente alla cessione del marchio, la società acquirente ha stipulato un contratto di affitto del marchio stesso, con la Ac Siena Spa che, quindi, per utilizzare il proprio marchio si ritrovava a pagare un canone mensile, di valore pari alla rata del mutuo che la newco doveva restituire alla Banca MPS finanziante l’operazione.


Sulla base di ciò si è contestata l’esecuzione dell’operazione perché finalizzata a consentire alla società calcistica Ac Siena un finanziamento che altrimenti non avrebbe potuto ottenere, a causa del grave stato di dissesto economico in cui versava: il bilancio 2010-2011 riportava già perdite per oltre 20 milioni di euro.


Negli anni successivi la società non è intervenuta con operazioni di ricapitalizzazione, perseverando nella prosecuzione dell’attività sportiva, nonostante le gravi difficoltà finanziarie, mascherate nei bilanci, fatti apparire solidi agli stakeholders e riuscendo così a rientrare nei parametri gestionali imposti dalla Lega Calcio per l’iscrizione ai campionati professionistici, fino al campionato 2013-2014.


Tra i vari artifizi contabili escogitati, anche l’indebita iscrizione nel bilancio al 30 giugno 2013, degli introiti relativi al c.d. “Paracadute finanziario”, vale a dire l’indennizzo previsto dalla Lega calcio di serie A per le società retrocesse dal campionato di serie A a quello di serie B.


Le indagini svolte sulla società calcistica senese evidenziano l’importanza del contributo che il lavoro sinergico di magistratura e Guardia di Finanza offrono costantemente al Paese in materia di prevenzione e repressione dei reati di natura economica e finanziaria in genere. La Guardia di Finanza, vantando competenze esclusive per i reati societari e fallimentari ed operando, d’iniziativa e su delega dell’Autorità Giudiziaria, quotidianamente, si pone a tutela degli imprenditori onesti, al fine di preservare la libera concorrenza e la legalità del mercato di beni e servizi.


A conferma di questo importante ruolo di forza di polizia economica e finanziaria che presidia gli interessi economici del nostro Paese, proprio nei giorni scorsi, quasi in contemporanea con i sequestri eseguiti per le vicende occorse alla Ac Siena, a seguito di indagini per bancarotta fraudolenta per distrazione carico di una azienda di produzione di ceramiche, già operante in provincia di Siena, sono state inoltre sequestrati immobili del valore di circa 2,5 milioni di euro. Attraverso una serie di operazioni finanziarie e commerciali poste in essere tra varie società appartenenti allo stesso gruppo aziendale, secondo l’impianto accusatorio, sono stati distratti beni per circa 2,5 milioni di euro ed eseguiti pagamenti preferenziali per alcune centinaia di migliaia di euro.


Tutti i sequestri sono stati eseguiti dal Nucleo di Polizia Tributaria di Siena nella città di Modena dove erano ubicati tutti gli asset immobiliari dell’intero gruppo imprenditoriale.



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