Un laboratorio aperto al pubblico per presentare il restauro del carro in ferro e bronzo conservato nel Museo di Palazzo Corboli di Asciano. L’intervento è realizzato da Fondazione Musei Senesi grazie al contributo del Comune di Asciano, della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, all’insostituibile collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e del Comune di Murlo, che ospita il carro nella fase di restauro.
Anche nel mondo antico le principesse viaggiavano in calesse. Ecco che cosa racconta lo straordinario reperto che verrà presentato domani, sabato 7 febbraio, alle ore 17.30 nel laboratorio di restauro annesso al Museo Archeologico di Murlo. La giornata di laboratorio aperto al pubblico consentirà di raccontare lo stato di avanzamento dell’intervento di restauro, all’interno del gabinetto di restauro specializzato allestito accanto al Museo Archeologico di Murlo – uno spazio funzionale unico che, insieme al Centro di Restauro di Chianciano Terme, costituisce un punto di riferimento per la conservazione del patrimonio archeologico delle Terre di Siena.
L’intervento è realizzato da Fondazione Musei Senesi grazie al contributo del Comune di Asciano, della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, all’insostituibile collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e del Comune di Murlo, che ospita il carro nella fase di restauro.

“La deposizione di carri e calessi nelle tombe di età orientalizzante e arcaica dell’Italia centrale (non solo Etruria, ma anche Latium Vetus, agro falisco, Sabinia, Umbria e ambito Piceno) dimostra un forte legame con le ideologie delle aristocrazie gentilizie – afferma Silvia Goggioli, funzionario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e direttrice del restauro con Giovanni Roncaglia e Franco Cecchi – I carri ritrovati in tombe etrusche e italiche ad oggi, infatti, sono circa 280 – fra questi anche il carro di Montecalvario, esposto al Museo Archeologico di Castellina in Chianti, altro museo del circuito senese, e recentemente restaurato. I calessi, o carpentum, in particolare in Etruria, presentano due ruote e sono guidati ad andatura lenta, stando seduti, con un baldacchino sulla cassa e un tiro a due, di asini o cavalli. La loro deposizione nelle tombe si associa per lo più alle sepolture di donne di alto lignaggio e ricorre nelle tombe a camera fin dall’ultimo quarto dell’VIII secolo a.C.”
Le raffigurazioni etrusche mostrano l’impiego del veicolo in cerimonie nuziali, anche se si presume che doveva essere usato anche in altre occasioni della vita quotidiana.
Proprio nel Museo di Murlo, che conserva i resti del palazzo arcaico di Poggio Civitate – un rarissimo esempio di città viva e non di necropoli etrusca – è conservata una lastra a bassorilievo, in terracotta, che illustra un calesse con alcuni servi che coprono la coppia con un ombrellino, secondo un’iconografia che si ritrova anche nel rilievo del lontano palazzo di Serse a Persepoli. Non dimentichiamo che ancora oggi, nei matrimoni indiani, l’elegante sposa arriva sul luogo della cerimonia su un calessino, con il capo coperto da un velo e i servi che la proteggono dal sole con un ombrello.

In caso di neve l’evento potrebbe essere rimandato a data da definirsi.
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