Sembra un’era geologica fa, precisamente il 17 agosto 1980 (pare piovesse anche all’epoca), quando il Leocorno con Aceto e Uana de Lechereo si toglie la cuffia dopo 26 anni e il fantino sardo conquista la sua undicesima vittoria diventando sempre più il Re indiscusso della Piazza. Quante analogie con la carriera appena corsa, vero? Ma non sono le uniche.
Il 16 settembre dello stesso anno la Giunta Comunale di Siena (delibera 1325 del 16/09/1980 da Archivio del Palio di Siena) presieduta dal Sindaco Mauro Barni infligge per la prima volta la punizione della “censura” alla contrada vincitrice per “invasione di pista” da parte di alcuni contradaioli (forse 5/6), di cui uno, nello specifico Sergio Franchi detto “Tubo”, scende in pista addirittura al secondo giro e “gesticolando a braccia protese verso il proprio fantino avrebbe potuto compromettere la regolare conclusione della corsa”.
L’analogia non è certamente nella sanzione alla contrada, a quello eventualmente penserà l’assessore delegato nelle sue proposte, bensì che anche 46 anni fa si scendeva in pista prima della conclusione della corsa, addirittura al secondo giro.
Non sono certamente il 1980 ed il 2026 gli unici casi, nel mezzo c’e un mare magnum di situazioni più o meno pericolose che hanno rischiato di lasciare conseguenze disastrose, proprio come successo il 18 agosto scorso. Eh si, perché se a questo giro non c’è scappato il morto o il ferito grave è solo – a detta di molti – per una pura casualità. Ricordiamo il muro di contradaioli del Bruco nel 2003, dell’Istrice nel 2008, ma ci sarebbero tanti altri esempi ancora da citare.
Nel palio “moderno” dove abbiamo dovuto “sopportare” i materassi ultra resistenti e attutenti, i filtraggi e pre filtraggi per l’ingresso dall’Onda, le camicie, le scritte exit di verde sotto ai palchi, possibile che non si riesca ad esultare per una vittoria senza mettere a rischio la nostra e la altrui incolumità?
Perché tra le tante analogie c’è anche una netta differenza: il livello di attenzione “esterna” che c’è oggi sul palio rispetto a 46 anni fa è mille volte più alto. Oggi c’è la diretta televisiva nazionale, ci sono (ahimè) i social, nel 1980 poteva succedere che ci scappassero due sane manate senza finire in tribunale e che se i fantini non facevano “il verso” prendessero due nocchini e soprattutto la Brambilla aveva 13 anni e Rizzi non era ancora nato. Niente deve e può scalfire la nostra passione e soprattutto nessuno può privarci di quei momenti che solo noi possiamo permetterci di vivere, ma alcune situazioni vanno gestite “cum grano salis”.
Negli anni qualche deterrente alle invasioni di pista è stato cercato dalle varie amministrazioni in carica, come la multa di 500 euro, ancora presente, in caso di presenza in pista prima del termine della corsa. Qualche nuovo provvedimento è lecito attenderselo in questo inverno, perché ormai non possiamo più prescindere dalla sicurezza, elemento necessario per salvaguardare tutti i protagonisti della nostra Festa, se vogliamo che i nostri figli e nipoti non siano costretti tra qualche anno a divertirsi con 10 soprallassi a Pian delle Fornaci (Sigerico permettendo).
E allora togliamoci il fazzoletto della nostra contrada, lavoriamo tutti insieme per cercare di difendere la nostra Festa perché, ricordiamocelo sempre:
1- siamo tutti di Siena (o quasi)
2- i primi tutori del Palio siamo solo e soltanto noi stessi con i nostri comportamenti, nessuno escluso!












