Lucia Tanti non è politica che necessita di quota rosa per affermarsi. Laureata in Filosofia con 110 e lode, è sulla scena politica aretina da ventidue anni, avendo iniziato giovanissima a frequentare i banchi del consiglio provinciale. È stata assessore al sociale del Comune di Arezzo. Nel 2020 da capolista per il centrodestra è la più votata della coalizione, confermata assessore Ghinelli la vuole al suo fianco come vicesindaco. A giugno di quest’anno il centro destra si riafferma con Marcello Comanducci il quale affida alla Tanti un assessorato studiato per lei, un incarico “propulsivo” come lo definisce lei stessa, mostrando con un certo orgoglio il dado della sfida che l’attende: “l’inizio di una fase nuova per la città, chiamata a completare la grande stagione degli investimenti del PNRR e a concentrarsi nuovamente sulla manutenzione, sulla quotidianità e su alcune direttrici strategiche quali università, formazione, comparto orafo e politiche per la famiglia.”
“Sono presidente di Avanti Arezzo componente civica di Forza Italia, in questa veste farei l’intervista”. E noi certamente l’accontentiamo.
Abbiamo cercato di comprendere le dinamiche politiche che hanno portato alla nomina di Giovanni Grasso a commissariato ARS, sfruttando la sua conoscenza della politica aretina, del mondo moderato cui ne rivendica l’appartenenza.
Assessore Tanti perché la nomina di Grasso fa tanto discutere secondo lei, cos’è che stona?
“Grasso è sicuramente una persona che ha avuto un ruolo importante in Opi, questo è indubbio. Il punto politico, tuttavia, non è questo. Il punto politico sta tutto nelle parole del Presidente Eugenio Giani in campagna elettorale quando ebbe a dire che se Grasso non avesse fatto l’assessore al Comune di Arezzo, allora lo avrebbe portato con sé a Firenze. La storia è nota: il centrosinistra ad Arezzo ha perso, la lista dove Grasso era candidato ha fatto un risultato trascurabile non esprimendo nemmeno un consigliere comunale. Quindi: Grasso va all’Ars, ma se quello era il ruolo per lui allora perché non utilizzare prima questa risorsa?”
Lei contesta la dinamica quindi.
“Insomma, sa molto di ricompensa di parte e di utilizzo di un ruolo istituzionale per un regolamento politico dentro la coalizione di centrosinistra.”
Diciamo pure che sotto il profilo morale la pratica ha il sapore clientelare da Prima Repubblica, cosa alla quale Eugenio Giani non sorprende per disinvoltura.
“Su questa vicenda il principio di ogni ragionamento è di opportunità politica: chi oggi dovrebbe ‘programmare’ la sanità regionale è dipendente, questo è l’aspetto dirimente, di un soggetto sanitario privato accreditato che riceve risorse dalla Regione per svolgere il suo ruolo. Poco importa, nella logica di questo ragionamento, che questa realtà privata accreditata sia un’eccellenza e lo è, quello che è da chiedersi è se questa condizione ‘singolare’ e ‘personale’ di dipendenza possa garantire una totale terzietà e neutralità di visione.”
Non è quindi in discussione la persona di Giovanni Grasso che non ha esperienza ma che se la farà on job, a detta di Giani, ma il contesto in cui nasce, pare di capire.
“La pagina scritta, al di là delle singole persone tutte perbene, è brutta assai e ci fa pensare che la sanità toscana sia, in ultima analisi, l’ultima carta da giocare per rimediare quando le elezioni si perdono. Le Istituzioni, in generale, meriterebbero altro rispetto e il diritto ad essere al di sopra di ogni sospetto o almeno non al di sotto”
Fabrizio Camastra











