Il sito si conferma come un santuario ricchissimo, unico nel suo genere. All’ombra degli altari romani di Iside, Fortuna Primigenia e Apollo, che l’anno passato gli archeologi hanno ritrovato poggiati sul bordo della vasca sacra, il team dello scavo diretto da Jacopo Tabolli, funzionario archeologo della Soprintendenza, e da Emanuele Mariotti, archeologo professionista esperto di topografia e geofisica applicata all’archeologia – con studenti, specializzandi e dottorandi dalle università di Pisa, Siena, Firenze, Roma La Sapienza e Sassari – ha ricostruito le fasi di abbandono del complesso, portando alla luce anche parte di meravigliose colonne crollate nella vasca.
Al di sotto delle colonne abbandonate, si è dischiuso, intatto, il deposito votivo del santuario. Sotto il volto di un grande toro, magistralmente scolpito in bassorilievo su un blocco della vasca, a oltre due metri di profondità sono riemerse nel fango caldo le offerte degli antichi fedeli che si recavano presso la sorgente sacra: centinaia di monete d’oro, argento, oricalco e bronzo che celebrano la pax augustea, l’apogeo flavio e le gesta di Traiano, Adriano e Marco Aurelio, assieme ad una serie di cinque bronzetti sacri di offerenti – tra cui si riconosce uno splendido Pan – e poi cinture in lamina di bronzo, fiaccole miniaturistiche, clave di Ercole ed altri attributi sacri.
Il pezzo forse più eclatante è un putto in bronzo – un infante che reca la sacra bulla al collo e che ancora sorride teneramente a distanza di duemila anni dalla sua deposizione nell’acqua calda. L’artista toreuta che lo plasmò, certamente afferente ad un’altissima scuola (con chiari modelli ellenizzanti alle spalle), realizzò questo capolavoro agli inizi del II secolo a.C. Il Putto del Bagno Grande richiama il celeberrimo Putto Graziani ai Vaticani e, proprio come questo, sulla sua coscia destra corre una misteriosa iscrizione antica che celebra l’offerta nel santuario e la sua divinità.

Come sempre in archeologia occorre prudenza nell’interpretazione, ma analoghe testimonianze sono spesso legate alle “vestigia” di Iside e Serapide e potrebbero testimoniare un rito antico di venerazione presso la sorgente dove il fedele nel percorrere le orme o nel porre l’orecchio presso il bordo della vasca, entrava in connessione con la divinità salutare. Sulla fine del II secolo d.C., accanto agli altari degli dei, i Romani offerenti nel santuario sarebbero andati con i piedi di piombo e il gesto della loro offerta è rimasto per sempre suggellato sulla vera della vasca.
Si deve alla continua collaborazione con il Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze l’aver garantito sicurezza e controllo durante le delicatissime fasi di scavo. Al contempo il progetto di scavo si inserisce in un più ampio percorso di ricognizioni archeologiche del territorio comunale, diretto da Lisa Rosselli, dell’Università di Pisa.
La Soprintendenza di Siena Grosseto e Arezzo sta contestualmente predisponendo un ampio progetto di paesaggio archeologico dedicato alla tutela valorizzazione e fruizione del sito, finalizzato all’apertura al pubblico del santuario. Da giugno 2021 è attivo anche il progetto Art Bonus dedicato al restauro e alla conservazione delle architetture sacre del Bagno Grande volto a incoraggiare mecenati a contribuire all’impresa (https://artbonus.gov.it/2498-sito-archeologico-in-localit%C3%A0-bagno-grande.html).
Lo scavo archeologico, presentato nel corso di una conferenza che si svolta a San Casciano dei Bagni, giovedì 5 agosto, è in concessione al Comune di San Casciano dei Bagni ed è stato concepito fin da subito come una collaborazione di ricerca e tutela tra il Comune e la Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo. La direzione dello scavo è affidata ad Emanuele Mariotti e la direzione scientifica è di Jacopo Tabolli, che coordina il Comitato scientifico dello scavo composto da Stefano Camporeale (Università di Siena), Paraskevi Christodoulou (University of Cyprus), Hazel Dodge (Trinity College Dublin) e Lisa Rosselli (Università di Pisa).

Per l’archeologo Jacopo Tabolli: “Il percorso di ricerca e tutela del Bagno Grande segna con queste scoperte un altro passo fondamentale. La Soprintendenza, infatti, ha da subito scommesso sull’impresa di scavo, riconoscendo nella multidisciplinarietà e nella condivisione dei risultati la cifra fondamentale del progetto. Il gruppo di ricercatori coinvolto nello studio e pubblicazione dello scavo supera i quaranta studiosi e si è arricchito proprio in questa quarta campagna di scavi di colleghi che stanno affrontando tutto ciò che le analisi archeometriche e archeoambientali possono restituirci. E siccome l’archeologia non è mail il lavoro di un singolo, ma il risultato degli sforzi di tanti, le scoperte inattese che si sono dischiuse sotto di noi non sarebbero mai state possibili senza la passione dei tanti studenti delle università italiane e straniere che in questi due anni hanno accettato la sfida di dedicare una gran parte delle loro estati a completare un processo di alta formazione all’archeologia da campo in un contesto come quello del Bagno Grande. Qui dove la stratificazione non è solo quanto si scava “dall’alto” ma anche quanto riemerge tramite l’acqua calda ‘dal basso’ è certamente una palestra unica per i giovani archeologi e siamo orgogliosi di poter ancora offrire momenti come questo”.












