
La previsione che dal 1° gennaio 2020 il committente debba richiedere alle imprese esecutrici – appaltatrici, subappaltatrici, affidatarie – copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute fiscali per i lavoratori dipendenti direttamente impiegati nei lavori o servizi, l’elenco nominativo di tutti i lavoratori coinvolti nell’opera o servizio nel mese precedente, con dettaglio delle ore di lavoro prestate nell’esecuzione dell’opera o servizio, l’ammontare della retribuzione corrisposta in relazione alla prestazione e il dettaglio delle ritenute eseguite, costituisce un aggravio molto pesante per l’attività.
«Il giudizio – spiega il presidente Ance Siena AndreaTanzini – non può che essere fortemente critico e di estrema preoccupazione, soprattutto per le imprese che operano nel settore delle costruzioni e dell’immobiliare. L’introduzione della norma aggraverà pesantemente la gestione amministrativa delle commesse, per tutti i soggetti coinvolti nell’operazione, dal committente (privato o pubblico) fino al subappaltatore o subfornitore, rischiando di paralizzare l’esecuzione dei contratti. È messa a repentaglio la stessa sopravvivenza di molte imprese, in un settore che non riesce ancora ad uscire da una crisi senza precedenti e che, invece, riveste un’importanza fondamentale per l’intera economia nazionale».
«L’esclusione delle imprese attive da più di 3 anni, in regola con gli obblighi dichiarativi e senza iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi inferiori a 50 mila euro – aggiunge Tanzini – diminuisce la portata della norma ma non elimina criticità rilevanti, soprattutto di approccio e di carattere ideologico, nel campo dei controlli e degli adempimenti fiscali del settore. Peraltro l’impossibilità di compensare con i crediti fiscali il versamento delle ritenute fiscali per i lavoratori dipendenti, mantiene in vita un meccanismo di drenaggio di liquidità aziendale che va a cumularsi con quelli già in essere come lo split payment e il reverse charge a fronte di ritardi di pagamento della PA pari ancora a circa 8 mld in tutto il Paese».
Lo stesso art. 4 del Dl 124/2019, mantiene, poi, l’impossibilità, per le imprese appaltatrici o subappaltatrici, di versare i contributi previdenziali, assistenziali ed i premi assicurativi per i dipendenti impiegati nell’esecuzione della commessa, mediante la compensazione con propri crediti fiscali (derivanti proprio da split payment e reverse charge).
«Ance Siena – conclude Tanzini – ritiene necessario ed urgente provvedere alla soppressione della norma o, in alternativa, che in occasione del successivo iter parlamentare vengano introdotti alcuni indispensabili correttivi: rendere possibile la compensazione delle ritenute con i crediti fiscali; eliminare l’obbligo di F24 per singolo committente e procrastinare l’entrata in vigore delle disposizioni al secondo semestre del 2020, con applicazione solo ai nuovi contratti stipulati a decorrere dal prossimo 1 gennaio.











