
“Non illudiamoci: non potrà certo esser questa misure a riportare tutta la clientela abituale a far consumazioni in bar e ristoranti, anche perché per buona parte si trattava di una clientela turistica e per intercettarla nuovamente dovrà passare forse un anno – osserva Grassi, che anche membro della Giunta nazionale del sindacato di categoria di riferimento – nel frattempo invece per tutti i pubblici esercizi si profila una sfilza di adempimenti imposti dalla prevenzione che non solo rallenterà i pur contenuti flussi di clientela dopo la riapertura, ma che oltre tutto rischiano di affossare definitivamente la sostenibilità economica delle loro attività”.
Separatori tra tavoli, sanificazione ricorrente, distanziamento dei commensali: come pagheremo i costi che comporteranno, si chiede Grassi? “O si abbatte qualche voce di costo, o si garantisce un sostegno straordinario più ampio, oppure non ne usciremo. Ridimensioniamo il peso degli affitti commerciali, i tributi sui rifiuti e sul suolo pubblico, estendiamo gli aiuti in modalità a fondo perduto, individuiamo pure qualche altra misura. Altrimenti bar e ristoranti spariscono. E non credo sarà un bene per nessuno”.











