
“Archiviamo un Benvenuto Brunello in presenza all’insegna di numeri da record sia sul fronte del mercato che della tendenza green del nostro vigneto – commenta il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci -. Nei primi 4 mesi di quest’anno, i contrassegni delle due super annate 2015 e 2016 hanno registrato un balzo del 38% rispetto allo stesso periodo del 2020. In aumento anche la propensione green – prosegue il presidente del Consorzio – con 4 aziende su 10 certificate biologiche o in corso di conversione. Un dato, questo, che porta la vigna bio a Montalcino a quasi il 50% del totale. Ora, – conclude Bindocci – attendiamo la Brunello wine stage del Giro d’Italia, una tappa sostenuta dal Consorzio in un’ottica di marketing territoriale”.
Il Brunello è Montalcino e Montalcino è il Brunello e come scriveva Luigi Veronelli nel 1986 “vale il viaggio” e continua a valere la corsa, anche a pedali.
Vino dei record e brand globale – tutelato dall’omonimo Consorzio che è partner della tappa – il Brunello di Montalcino conta 10 milioni di bottiglie stappate in tutto il mondo ogni anno, con migliaia di referenze nelle liste dei migliori ristoranti da Singapore a New York, passando per Las Vegas fino a Toronto. Ma non solo. Il re dei vini toscani è stato infatti il primo vino tricolore di alta gamma ad essere esportato negli Stati Uniti negli anni Trenta per poi arrivare, nel 1960, a diventare la prima etichetta italiana servita durante un ricevimento tra capi di Stato, nei calici del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e della regina Elisabetta II.
Un vino dei primati, così come il suo territorio di provenienza. Proprio a Montalcino – primo caso in Italia – è nato quel fenomeno che oggi viene definito enoturismo, dove alla fine degli anni Quaranta una storica azienda produttrice ha aperto le sue porte al pubblico con visite guidate e degustazioni. E sempre nel piccolo comune toscano è stata fondata la prima enoteca pubblica del Belpaese per la vendita di vini e prodotti locali.
Il fascino del Brunello di Montalcino e della sua terra è stato fonte di ispirazione anche per poeti, giornalisti e scrittori, a partire da Mario Luzi che in una sua poesia mise in versi: “La strada tortuosa che da Siena conduce all’Orcia – traverso il mare mosso – di crete dilavate – che mettono di marzo una peluria verde – è una strada fuori del tempo, una strada aperta – e punta con le sue giravolte al cuore dell’enigma” per descrivere le strade che portano al cuore del Brunello fino a Mario Soldati che, riferendosi al Brunello, disse che: “Il vino non è soltanto un oggetto di consumo: in certi casi (…) può anche essere considerato come un’opera d’arte”.










