
“I dati ricevuti dimostrano che gli strumenti messi in campo funzionano – commenta il presidente di Federalberghi Toscana, Daniele Barbetti –. L’obbligo di comunicazione da parte dal locatore ci permette di identificare in maniera più efficace la dimensione del fenomeno, che stimiamo possa raggiungere i 35mila appartamenti censiti entro il 2020. Sempre più toscani affittano case e stanze ai turisti attraverso le locazioni brevi, una situazione che segna un profondo mutamento nell’offerta turistica e nelle abitudini dei viaggiatori e che provoca delle profonde preoccupazioni.”
L’esplosione del fenomeno delle locazioni turistiche brevi non ha solo causato dei gravi danni al comparto turistico tradizionale, ma anche il disgregamento del tessuto sociale e culturale delle città: per i residenti e per gli studenti è sempre più difficile trovare appartamenti destinati all’uso abitativo regolare, con il conseguente spostamento verso le periferie e lo svuotamento dei quartieri centrali e storici. Secondo i dati diffusi da CGIL, a Firenze un appartamento su quattro è adibito ad affitto breve, e circa mille fiorentini all’anno sono costretti a lasciare il centro cittadino, lasciando spazio ad affitti a breve termine che sfociano spesso nell’economia turistica sommersa.
“La normativa messa in campo dalla Regione Toscana ha dimostrato di funzionare, ma adesso sono necessari maggiori controlli. – conclude il Presidente Barbetti – Non siamo di fronte a forme di integrazione del reddito ma ad attività economiche a tutti gli effetti, che dovrebbero operare con regole analoghe a quelle delle altre imprese turistiche. Dobbiamo vigilare sulla trasparenza e sulla legalità, prima che le conseguenze sociali ed economiche di questo fenomeno siano irreversibili.”











