
“La paziente sottoposta all’intervento – spiega Vatti – è affetta da epilessia focale farmaco-resistente nella quale il video-monitoraggio standard mediante elettrodi applicati sullo scalpo non ha permesso di identificare, con precisione, l’area corticale d’esordio delle crisi. Pertanto – prosegue Vatti – si è reso necessario il ricorso all’applicazione di elettrodi intracerebrali, al fine di evidenziare con certezza l’esordio della scarica epilettica in previsione dell’intervento di resezione della zona epilettogena, che verrà effettuato in un secondo tempo sulla base dei risultati ottenuti”.
Presso il centro di chirurgia dell’epilessia, nato nel 2000 con il neurologo Raffaele Rocchi e il neurochirurgo Aldo Mariottini, insieme allo stesso Vatti, sono state effettuate in passato procedure diagnostiche di localizzazione mediante applicazione di elettrodi subdurali ma questa è la prima volta che viene utilizzata questa particolare tecnica invasiva.











