Domenica, 17 Dicembre 2017
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Corecom: spot tv e radio contro il gioco d’azzardo, ecco il bando

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Il presidente del Consiglio regionale, Giani: “Vera e propria patologia, questione di salute e sanità”
Il presidente del Corecom, Brogi: “Battaglia culturale, fare ogni sforzo possibile”

slotmachines650Un bando per premiare i migliori spot tv e radio realizzati sul tema della ludopatia e del gioco d’azzardo patologico. E’ quello promosso da Corecom toscana che questa mattina in Consiglio regionale ha presentato l’iniziativa con un testimonial di eccezione, Pupo.

Finalità del bando – 15mila euro a diposizione complessivamente per premiare i primi tre spot televisivi e i primi tre radiofonici - è quella di sensibilizzare la società toscana su rischi e danni legati a ludopatia e gioco d’azzardo (tutto su www.corecom.toscana.it).

Il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, intervenuto alla presentazione, ha ringraziato Pupo: “E’ opinion leader e persona attenta alle questioni sociali; un uomo molto amato che può esercitare una grande influenza”. Nelle parole del presidente l’importanza dell’impegno del Corecom della Toscana e dell’Osservatorio regionale sul fenomeno della dipendenza da gioco, rappresentato dalla presidente, Serena Spinelli. Giani ha indicato nel gioco d’azzardo “una vera e propria patologia”, e quindi una necessità legata a “salute e sanità pubblica, elementi fondamentali nello spirito di condivisione della società”.

A far gli onori di casa Enzo Brogi, presidente del Corecom, e tutti i componenti dell’organismo di vigilanza: Cheti Cafissi, Alberto Lapenna, Elettra Pinzani, Massimo Sandrelli. Da Brogi “il senso drammatico della questione” gioco d’azzardo e dipendenza nella vita quotidiana, testimoniata anche dallo spot che Corecom ha girato in una “sala giochi periferica di Firenze” per promuovere il bando. “Accanto alle macchinette mangiasoldi – precisa Brogi - ci sono delle piccole play station per far giocare i bambini”. “Le istituzioni, il Parlamento, il Consiglio regionale devono fare ogni sforzo; bisogna lavorare su cultura e formazione, sulla scuola”. Questa  è “la battaglia che ognuno deve combattere”. E’ anche linguistica, perché bisognerebbe cominciare distinguendo il termine ‘gioco’ da quello di ‘azzardo’, come in inglese.

A dar conto dell’impegno per un fenomeno subdolo e potente Serena Spinelli, presidente dell’Osservatorio regionale sulla dipendenza da gioco, che invoca la necessità di “lavorare su prevenzione e informazione corretta”, ricordando che “la Toscana quest’anno ha investito pro capite più della media nazionale in soldi spesi per il gioco d’azzardo”. “Uno dei problemi maggiori che abbiamo – ha aggiunto Spinelli – è proprio quello di intercettare persone che hanno un problema di gioco, per provare ad affrontarlo”. Cioè: “intervenire sui giocatori a rischio piuttosto che su quelli patologici, le cui cure durano anche 4,5 anni”.

“Da quando sono tornato dall’inferno cerco di fare da testimonial quando posso. Mi è capitato di andare a casa della gente che mi ha implorato di parlare coi figli: spesso le famiglie non hanno i mezzi culturali e neppure dallo Stato, sono distrutte, non sanno neanche come fare”. Enzo Ghinazzi, Pupo, invoca “un lavoro certosino, casa per casa: bisogna dire a questi ragazzi come stanno le cose, serve una comunicazione corretta”, in un contesto in cui il gioco d’azzardo è accessibile a tutti, ovunque, in una qualunque sala giochi della periferia di Firenze, come testimonia lo spot di Coreocm Toscana ma non solo. “Bisogna dire a questi giovani che non esiste un mestiere al mondo che possa darti denaro e successo senza dolore, sacrificio, dedizione completa. Il gioco è una scorciatoria che molti credono sia giusta”. “So quanto è drammatica la dipendenza, ma so anche quanto è sbagliato l’atteggiamento di chi crede di poter sconfiggere una macchina creata scientificamente per fotterti”, dice ancora. Il cantante si augura che “da questo concorso del Corecom emergano messaggi privi di ipocrisia, e non messaggi come ‘gioca responsabile’: se uno lo è, non gioca”. “E’ importante che piano piano si riesca a invertire la rotta, e lavorare sulle persone che ci chiedono aiuto, perchè sono molto sole. Il giocatore d’azzardo – aggiunge Pupo – soprattutto quello che si chiude in una sala slot, o davanti al computer, è un ragazzo solo, pieno di problemi, bruciato nei sentimenti e nel suo futuro. Facciamo vedere che siamo convinti, facciamo sentire a questi giocatori che non sono soli. Diamo loro amore”.
 
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