Sabato, 18 Novembre 2017
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PROVINCIA - GAIOLE IN CHIANTI
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Caccia: il capanno si può costruire, lacuna normativa superata dalla Regione

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Il sindaco di Gaiole in Chianti, Michele Pescini: “Un importante risultato raggiunto anche grazie al contributo del Comune di Gaiole in Chianti"

caccia-capanno650Il sindaco di Gaiole in Chianti Michele Pescini esulta: i capanni di caccia dove si riuniscono le squadre della caccia al cinghiale prima di andare in battuta, si possono costruire. Il Consiglio regionale ha modificato la Legge 3/94 sulla caccia affermando che è consentita la realizzazione di manufatti per le attività venatorie, purché nel rispetto della Legge 65/2014. Viene così superata una lacuna normativa che di fatto rendeva abusivi tutti i capanni di caccia, perché nessuno poteva autorizzarli, in quanto mancava una legge di supporto regionale.

“Finalmente le squadre di caccia al cinghiale potranno chiedere il permesso di costruire il capanno, perché queste strutture temporanee, adesso, sono previste dalla normativa regionale – commenta Michele Pescini, sindaco di Gaiole in Chianti -  un risultato importante per il quale facciamo un plauso alla Regione, raggiunto anche grazie all’intervento propositivo e costruttivo del Comune di Gaiole in Chianti che ha contribuito fortemente alla modifica della Legge regionale, fornendo materiale, mettendo in evidenza la lacuna normativa e proponendo una soluzione, che è stata accettata in toto dal gruppo consiliare e dal settore caccia della Regione. Abbiamo contribuito a risolvere una questione che interessa non solo i cacciatori Gaiole ma che avrà un effetto positivo per tutta la caccia in Toscana.”

A Gaiole in Chianti, infatti, questa lacuna normativa aveva creato una situazione critica: la Forestale, applicando la Legge, aveva multato le squadre di caccia e fatto demolire tutti i capanni.

“Nel momento in cui ci siamo ritrovati di fronte a questo enorme problema che aveva assunto caratteristiche sociali – spiega il sindaco Michele Pescini– perché a Gaiole i capanni di caccia hanno un grande valore aggregativo, essendo un punto di ritrovo tra cacciatori di tutte le età, abbiamo deciso di procedere con un approccio propositivo, analizzando la normativa regionale e suggerendo alla Regione una soluzione corretta al problema, che abbiamo scoperto interessare  l'intera regione e tutto il mondo venatorio. Lo stesso approccio costruttivo lo abbiamo avuto qualche anno fa in materia di smaltimento delle pelli nella caccia al cinghiale trovando anche in questo caso una soluzione. Ringraziamo la Regione per essere intervenuta portando ad un risultato che ci riempie di soddisfazione e che conferma  tutta la volontà di ricostruire un rapporto con il mondo venatorio, e in particolare della caccia agli ungulati, che troppo spesso ultimamente ha fatto parlare di sé per i tanti problemi che comporta. Siamo convinti che la soluzione sta nel ritrovare quell'equilibrio e quella collaborazione fra caccia e agricoltura che sono mancati negli ultimi tempi”.
 

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